Le vergini suicide

Inauguriamo in questo numero di aprile la rubrica Legger(mente) sbronzo. Quale libro migliore per tenerci compagnia in questi giorni di primavera se non Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides? Un libro che, a partire dal titolo, fa venir voglia di lasciarlo sullo scaffale; sorprendentemente, però, rappresenta uno dei capisaldi della letteratura americana contemporanea. Ma veniamo a noi: non avete mai letto questo libro? Bene, ora ve lo racconto.
La quarta di copertina recita: «La voce collettiva di questo romanzo è formata da un gruppo di ragazzi. La loro ossessione? Le cinque sorelle Lisbon, per sempre fissate nella loro bellezza adolescenziale, che nel volgere di un anno si sono tutte tolte la vita. A vent’anni di distanza cercano ancora di penetrarne il misero in frammenti di ricordi, indizi sopravvissuti al tempo, diari, vestiti, elementi di un feticismo mai placato, erano cresciuti insieme, rapiti e spaventati dai rituali di quelle giovani donne che rappresentavano un unico oggetto di desiderio, l’essenza di una misteriosa femminilità. Ora, da adulti, se ne sentono i custodi, nella consapevolezza che la loro vita è irrimediabilmente divisa tra un prima e un dopo».

Dalla pittoresca trama, tratta dall’ edizione Mondadori, sembra un libro travolgente e tragico, un romanzo da cui non puoi separarti, al quale consegni le tue emozioni piú profonde.
Non proprio. Di profondo, leggendo questo libro, ho avuto solo il sonno. Piú volte mi ha assalita la tentazione di abbandonarne la lettura. I personaggi di Eugenides sembrano muoversi in un ambiente sospeso a mezzo metro da terra: instabile, incolore e particolarmente bigotto; gli stessi protagonisti sono insapore, senza spina dorsale e apatici, si lasciano trascinare dagli eventi senza accorgersene.
L’accadimento scatenante (la morte di Cecilia) avviene senza ragione alcuna, come se lei stessa agisse per inerzia, mossa da chissà quale forza. In 206 pagine di racconto avvengono molti fatti, ma è come se si restasse sempre fermi; anche la lettura, a un certo punto, continua per abitudine. Molti critici, tanto cari alla filosofia spiccia, considerano le Lisbon l’emblema della società che, nel pieno della frenesia dello sviluppo industriale, non riesce a provare piú emozioni forti e cosí le cerca nelle situazioni piú estreme, fino alla morte. Non mi spiego come possa essere considerato un romanzo di spicco nel panorama della letteratura contemporanea made in USA. Avrei preferito risparmiare 12 € per futuri spritz.
Da questo romanzo è tratto il film di Sofia Coppola Il giardino delle vergini suicide, del 1999.

Marta Negri

Annunci

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...