Lettera a uno zar nudo

Egregio presidente Vladimir Putin,
le scrivo in merito ai fatti che hanno visto coinvolta la Crimea. L’impatto mediatico dell’evento ha avuto una risonanza tale da raggiungere perfino le mie orecchie di studente da pollaio.
Deve sapere, Presidente, che un po’ l’ho sempre immaginata come un bambino viziato che, se gli viene sottratto qualcosa, sbatte il pugno e grida alla perdita. E anche adesso, davanti a migliaia di giovani in piazza Maidan che inneggiavano a un paese europeo e liberale, ha provato la stessa irritazione. L’Ucraina, si sa, è sempre stata il suo parco giochi preferito, finora saldamente in mano al governo filo-russo di Viktor Janukovich e, lo ammetta, con questa rivolta non si aspettava che le cose sarebbero degenerate così in fretta. Ma lei ha mille risorse e non ha perso tempo per rimettere l’auto in carreggiata, invadendo prontamente la Crimea grazie al trattato che le concede l’affitto delle basi navali sul Mar Nero. Ed è stato accolto come un liberatore dai russofili che abitano il sud dell’Ucraina. Mancano pochi giorni al referendum che, con tutta probabilità, sancirà l’effettiva secessione della Crimea e la relativa annessione alla madre Russia. Presidente, alla fine continuerà a spuntarla sempre lei: saranno sotterrati per l’ennesima volta tutti i suoi misfatti e verrà rafforzato il suo status di “eletto tra i sovietici”.

Prima di congedarmi, le rivolgo un’ultima domanda: le stanno davvero a cuore tutte quelle persone che, intervistate dalle maggiori reti televisive internazionali, si dichiarano entusiaste di riunirsi finalmente alla madre patria di cui lei è il maggior rappresentante? Oppure c’è dell’altro, come le ragioni geopolitiche che stanno alla base di questo conflitto? Su, su, non faccia finta di non aver capito. La mia impressione, ma senz’altro mi sto sbagliando, è che lei non sia tanto interessato a ricongiungersi ai suoi fratelli russi dopo anni di lacerante separazione. Non la considero un fine antropologo, ma un lucido calcolatore. Altrimenti come spiegherebbe che una corporation di Pechino abbia acquistato centomila ettari di territorio ucraino, secondo quella pratica non del tutto consona del land grabbing? L’Ucraina per evitare il default avrebbe bisogno di 40 miliardi di euro nei prossimi due anni. Né l’Europa, né gli Stati Uniti possono permettersi un tale sforzo, visti i tempi di crisi. E qui entra in gioco lei, signor Presidente: mettere il territorio in (s)vendita per i grossi compratori asiatici. Passi l’abolizione della proprietà privata secondo antichi retaggi, ma così non le sembra di esagerare? Quanto ci vorrà ancora prima che il popolo russo arrivi autonomamente a gridare che il loro è un re nudo? Anzi, uno zar nudo?

Riccardo Vincenzi

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