Storie di settant’anni fa

Accadde 70 anni fa. Un giorno come tanti, che riuscì a entrare nella storia.
Sto parlando del 6 giugno 1944, il giorno dello sbarco in Normandia: un’importante operazione militare (a.k.a. Overlord) che, insieme alla battaglia di Cassino della quale sono appena terminate le commemorazioni, sancì la definitiva sconfitta tedesca nella seconda guerra mondiale.
Il risultato, tra successi e fallimenti, fu uno solo: migliaia di morti da ambo i lati.
Oltreché sulla propaganda, sui toni trionfalistici da esportatori di libertà e sui meri dati storici, ho sempre ritenuto interessante indagare sulla realtà umana delle persone coinvolte in questi grandi eventi storici.

Lo so, una colonna è poca cosa in questo caso, ma voglio lo stesso proporvi qualche fonte dalla quale attingere qualora ne voleste sapere di più.
Il primo libro è Il giorno più lungo (Cornelius Ryan, 1959), un reportage storico molto godibile che guarda all’intera operazione riportando ben 383 testimonianze ricostruendo le 24 ore del D-Day – evitate, se potete, il film del 1962, fin troppo repubblicano.
Lettura da abbinare assolutamente agli 11 scatti dell’intrepido Robert Capa, ’sto pazzo (stima assoluta) che decise di sbarcare insieme alla prima ondata a Omaha Beach per documentare il tutto.
Un secondo punto di vista è quello di Paul Carell. Nel suo Arrivano! Sie kommen l’intera battaglia di Normandia viene presentata dagli occhi dei difensori, con una fluidità di scrittura rara in un saggio storico. Di spicco l’accurata descrizione dello stupore provato dalle truppe alemanne quando si accorsero della realtà dei fatti.

Per quanto riguarda i film è impossibile non citare l’evergreen Salvate il soldato Ryan (Spielberg, 1998), con la sua fantastica indagine sul lato umano dei protagonisti: da manuale lo scontro interiore del soldato Reiben. Il filone introdotto dal film di Spielberg si scatena poi nella miniserie tv Band of Brothers (HBO, 2001), la quale ci racconta la storia militare e umana della 101a divisione avio-trasportata statunitense dal giorno dello sbarco fino alla vittoria finale. Una storia fatta di fratellanza e punti di vista personali, con grandi prove attoriali tra cui spicca quella di Damian Lewis (ehm… Homeland?).

A pensarci bene una colonna può bastare, sì, l’importante è il messaggio: ricordare e, nel farlo, non smettere mai di indagare.

Emanuele Secco

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