Serenate africane

Woliso, Etiopia
I combattimenti si protraggono senza esclusioni di colpi. Annidate in qualunque pertugio che lo spoglio arredamento gli concede, le bastarde compaiono alla rinfusa, senza darmi il tempo di organizzare una buona strategia difensiva. Non credo che supererò la notte. Non questa volta.
Aspettate, un passo indietro. Non starete pensando che sia rimasto tutto il giorno a cicaleggiare senza far nulla per arginare il problema. Tutt’altro. Munito di un’arma chimica, meglio conosciuta come Autan, ho rilasciato nell’aere una notevole quantità di prodotto, ottenendo però come unico risultato un’intossicazione aggravata delle mie vie respiratorie. In effetti qualcuna di loro ha incautamente lasciato il covo per aggirarsi in solitaria perlustrazione anche nelle ore diurne, senza però poter tornare indietro a riferire quanto scoperto. Ma ahimè, il pensiero di averle sterminate e di poter passare una notte senza elicotteri nelle orecchie si è nuovamente trasformato in mera illusione con l’avanzare delle tenebre, allo spegnersi delle ultime luci.

Sono tre notti che la pungente aviazione non mi lascia alcuna tregua. A nulla sono serviti i cadeveri delle loro compagne immolati qua e là come estremo monito. Anzi, masochisticamente direi che quei corpi brutalmente deturpati non hanno fatto altro che aumentare la ferocia d’attacco delle truppe d’assalto che, desiderose di vendetta (la loro) e di sangue (il mio), continuano a riversarsi su di me. La paura di essere contaminato da qualche malattia del ceppo malarico ha ben presto lasciato il campo all’atavico bisogno di dormire. L’inquinamento acustico che tali esseri sanno provocare non ha eguali. A nulla servono lenzuola o coperte. Quelle onde sonore sono tarate per farti vibrare dentro, per strapparti dalle braccia di Morfeo e rispederti su questo mondo a calci in culo. Avete presente quella mini puntata Disney dove un Paperino esausto viene tenuto sveglio dal rubinetto che perde? Bene, sostituite a quelle gocce nugoli di zanzare etiopi e avrete davanti agli occhi la scena. Buonanotte.

Riccardo Vincenzi

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