Colpa delle stelle? No, del cancro

Cancro in fase terminale, questa la tematica dell’attesissimo film tratto dal romanzo di John Green. Sull’argomento niente da dire: è un dramma. Hazel, la protagonista, interpretata da Shailene Woodley (che interpreta ogni volta la parte di un’adolescente con problemi di sorta), è all’ apparenza una ragazza che, consapevole della sua malattia, vuole proteggere i suoi genitori per non farli soffrire e per questo acconsente a tutte le loro richieste. In realtà è una ragazzina che ha fatto della privazione la sua ragione di vita. Non vuole avere amici, quando li trova non vuole avere il ragazzo, non ha pretese perché tanto sa che presto o tardi morirà; con tutti questi ‘no’, però, non fa altro che ricordare a tutti, incessantemente, che sta per morire. Capisco che a un certo punto la morte diventi tua compagna di vita, ma le persone che ti stanno intorno ne sono consapevoli anche senza che glielo ricordi ogni trenta secondi. I genitori di Hazel e  Gus, il suo ragazzo, sono assenti: il loro ruolo non è altro che un contorno bollito e mezzo mangiato. Non si vedono mai. Per i dialoghi è stato preso a modello il genere pulp di Tarantino, accostando una dopo l’altra frasi fatte tratte dai peggiori harmony. Anche “la frase”, diventata un must degli stati su Facebook, è un misto di parole degno del diario di Lizzie McGuire. Dulcis in fundo c’è Gus, colui che tutte le ragazzine sognano di avere accanto; senza una gamba ma con tanta voglia di vivere, cede (inconsapevolmente) i suoi ultimi mesi all’ amore, usando i soldi dei suoi genitori per comprare l’affetto di Hazel. I due infatti andranno ad Amsterdam per incontrare lo scrittore che lei adora: Peter VanHouten, interpretato da un magnifico Willem Dafoe, unica nota positiva del film. Peter si rivelerà però essere uno stronzo alcolizzato a cui non frega nulla della malattia di Hazel e Gus, né del loro lungo viaggio per raggiungere l’Europa. È l’unico personaggio verosimile, l’unico con il quale puoi entrare in  sintonia anche se antipatico. È l’unica persona vera all’ interno del film, il cinico scrittore che parla come un essere umano e non come un My Little Pony vomitante arcobaleni di zucchero.

Marta Negri

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