Giovani più orientati? Magari

È bello vedere, per uno studente di Editoria e Giornalismo, che la stampa quotidiana ci azzecca ancora. Ammettiamolo, il panorama che ci si presenta davanti agli occhi non è dei più incoraggianti: inchieste la cui utilità è accostabile a una 24h non stop di Pomeriggio Cinque («Ciao Babbara!»), intrecci che nemmeno il parrucchino di Sandro Mayer, banalità sportive e toni epici che farebbero annichilire il buon Omero. Ma in mezzo a pilastri di carta da macero, articoli-lordura e parametri di notiziabilità fetenti come il bidone dell’umido, ti riempie il cuore vedere che c’è ancora qualche giornalista capace. È il caso de «La Stampa» del 9 settembre scorso, con un due pagine dedicate alla mancanza di un buon servizio di orientamento rivolto alla scelta dell’università. «Finalmente!», esplosi tra me e me, «un tema di vera attualità!». E più procedevo con la lettura, comprese delle belle infografiche, e più mi appassionavo al tema. «Sarà che ci sono passato anch’io», mi venne da pensare, ma il due pagine era davvero ben fatto.

A quanti è capitato di accorgersi che il percorso di studi scelto non fosse quello giusto? Tanti, davvero. E allora vai di pratiche, carte, bolli, e sperare che la segreteria sia così magnanima da riconoscerti almeno qualche credito degli esami già dati (cosa che non sempre accade). Questo nel migliore dei casi, quando cioè la voglia di studiare e di metterti in gioco è ancora tanta, e non ti viene da bruciare i libri, spezzettare in micrometri il libretto e cercarti un lavoro. Se no si continua, portando avanti controvoglia quello che dovrebbe essere il periodo più bello della vita. E dire che tutto questo, in molti casi, si potrebbe evitare con un buon orientamento; e non parlo solo della scelta della facoltà, ma della stessa scuola superiore. Infatti, il problema riportato da «La Stampa» ha origine, nel mio caso è stato così, a partire dalle scuole medie. Chi non si ricorda quei terribili mesi a cavallo tra la consapevolezza di non essere più un bambino, ma neanche uno stallone d’istruzione secondaria di secondo grado?
E chi se non i professori dovrebbe aiutare il proprio allievo in tale scelta? Parlo a buona parte di voi, ora, cari professori: invece di pensare solo a portarvi a casa lo stipendio, cominciate col rendervi conto che avete in mano il futuro dei giovani. Seguiteli, state attenti alle loro passioni, incoraggiateli. Insomma, fate il vostro lavoro (genitori, vale anche per voi).

Certo, è anche giusto per i giovani cadere in fallo, così da imparare dai propri sbagli; visto però che l’ammontare delle rette non è quanto di più economico, vediamo di fare il possibile per ridurre al minimo errori simili.

Emanuele Secco

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