Polpette e champagne

Il sole è alto sopra il bar della mensa. E splende su tutti noi. Solo qualcosa da bere e sgranocchiare. Mezz’ora scarsa di pausa tra una lezione e l’altra. In queste occasioni lo studente medio non va in cerca della perfezione, ma di cibo pronto, anche stracotto, che riesca da solo a trovare la via verso l’apparato digerente.
Niente di meglio delle polpette del bar, quindi. Due granate di carne trita e impanata a mezzo euro. Con quattro ci pranzi, con otto scoppi. Sei polpette? Non sono contemplate. Solo multipli di quattro, grazie. E arrivare presto, ché vanno a ruba.

Ingurgitato l’ultimo boccone, grondante ketch-mayoness, rollo e accendo la sigaretta del dopo pasto. Mancano solo due minuti alla lezione? Che vada al diavolo. Una sigaretta mi basta. Quand’eccole arrivare: due di quelle “squinzie” che hanno scambiato l’università per una passerella d’alta moda. Forse sapete a cosa mi riferisco, ma non può mancare una descrizione fatta per bene: capelli tinti di fresco e tanto dritti che fanno swish, orecchini 40 carati comprati al chilo dal gioielliere, unghie stile tigre del Bengala, maglietta tanto fina che fa vedere tutto, jeans “sparticulo”, chiappe tenute su con le bretelle e Converse (che fanno tanto “gggiovane” e alternativo).
Le due buttano a terra la Marlboro Light fumata a metà ed entrano di corsa al bar, guardando quasi con schifo verso il sottoscritto, povero mortale un po’ sovrappeso, nel bel mezzo di una fellatio con del tabacco rollato. Arrivate davanti al bancone, danno un’occhiata veloce alla merce in vendita. Ci sono ancora un paio di polpette. Queste sembrano attirare la loro attenzione, ma non le ordinano… per carità.
Le due agguantano un panino caprese e un gustosissimo bicchiere d’acqua, entrambi da dividere, ed eccole uscire dal bar. Non posso fare a meno di sentire le loro voci di anatidea memoria.
«Ma sai cosa ho scoperto sulle polpette del bar?»
«Cosa?»
«Che le fanno con gli avanzi del giorno prima. Che schifo…»
L’amica, viso deformato dal disgusto, si domanda come si faccia a mangiare roba del genere.

Ma care, loro. Siamo abituati a ostriche e champagne, eh? Certo che no, probabilmente vanno pazze per bon roll, hamburger, polpettoni, kebab o würstel. Tutti piatti nati per sfruttare appieno la bestia uccisa. «Ma no», mi risponderebbero, «quelle sono tutte cose fatte con ingredienti freschissimi. Lo dice anche la pubblicità». Sì, come no.
Tendo l’orecchio per cogliere ancora qualche rivelazione da parte delle due. Ed eccola che arriva.
«Dove andiamo a mangiare stasera?»
«Andiamo da McDonald’s!»
QI 0! Colpito e affondato.

Emanuele Secco

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