Imbonitori di libertà e sicurezza

Questi sono tempi duri. Tempi in cui siamo disposti a rinunciare a buona parte dei nostri diritti in nome di una fantomatica ma tanto acclamata “sicurezza” (ricordate il Patriot Act a firma di George W. Bush?).
Allora ecco che si fa avanti una schiera infinita di leader, o supposti tali, più interessati a spacciare il culto della propria personalità che a garantire una guida stabile, forte e democratica (soprattutto) del proprio paese.
Il bello viene quando arrivi alla conclusione che tanti di questi imbonitori sono stati sfornati da un ambiente ormai secolarizzato nella religione cattolica – culto che dovrebbe avere come cardine la reciproca tolleranza.

Se non ricordo male è stato proprio Giovanni Paolo II, scrivendo al segretario delle Nazioni Unite Kurt Waldheim, a chiedere a ogni stato il rispetto della libertà religiosa dei propri cittadini. Era il 3 dicembre del 1978, a trent’anni dalla firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Da persona che giudica le singole azioni per come sono, a prescindere dalla “parte” di provenienza, non posso che apprezzare un gesto simile, sintomo anche di una sorta di apertura da parte della Chiesa verso le diversità che per secoli aveva discriminato. Una sorta di allontanamento da quelli che sono stati veri e propri crimini commessi in duemila anni di storia e un riavvicinamento verso il vero messaggio di Gesù Cristo.

E allora mi chiedo: ma questi individui che tanto si acclamano cristiani, cosa c’entrano con il credo che professano? La risposta è semplice: istruiscono la folla. Dai loro pulpiti, con basi poggianti sulle peggiori malefatte, riescono nel tentativo di dire alla gente cosa pensare, con sottintesa la promessa di maggiori sicurezza e salvezza. Si beano del fatto di essere circondati da una popolazione così plagiata da essere solo capace di ripetere a papera le affermazioni insensate del “giustiziere” di turno.
È a partire da questo supposto senso di beatitudine che non si fanno problemi a volere la negazione dei diritti fondamentali, usando il pregiudizio – per definizione una menzogna bella e buona – come arma. E a questo punto isis diventa sinonimo di Islam, rom di ladro, gay di malattia, Merkel di imperialismo tedesco, immigrato di nemico da accogliere a fucilate. Scusate, ma io non ci sto. Non voglio che qualcuno mi addestri su cosa dire, cosa pensare. Non voglio trovarmi a legittimare le stronzate con cui mi hanno anestetizzato le sinapsi, e che spaccio per opinioni personali, standomene bello dritto a leggere in una piazza, magari in compagnia delle ennesime Adelina e Guendalina Bla Bla. No, grazie.

Emanuele Secco

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