L’insostenibile scarsità delle porzioni

Fammi controllare cosa offre la mensa: pasta con un qualche sugo, carne o pesce e qualche contorno (patate). Ma sì, ci sta. In fin dei conti la mensa del polo umanistico non è così male. Non come quella di Borgo Roma.
Dai, se esco ora da lezione non dovrei trovare coda. Tanto cosa vuoi che spieghi il prof negli ultimi minuti. Sicuramente un mini argomento che chiederà all’esame.
Fammi tirare già fuori la carta ESU, va’, ché è meglio.

Caro studente illuso, la verità dei fatti ti compare davanti non appena ti trovi all’aperto: sei arrivato tardi. Cento e cento altri hanno avuto la tua stessa pensata.
Mi spiace, caro studente, ma vuoi tirarti indietro proprio ora? Pensaci bene: se torni a lezione fai la figura del pirla; se invece opti per un panino al bar rischi di passare la giornata aspettando un misero désco.
Allora, vai! Mettiti in fila insieme agli altri. Non mancano scene epiche: disgraziati che dal bagno reclamano un ipotetico posto in fila; duelli a suon di tessera ESU ed effetti sonori alla Star Wars prodotti dagli iPhone; ochette alla moda che nell’attesa si cibano delle extensions; qualche vecchio bavoso che approfitta dell’occasione per sfogare i suoi più sordidi istinti; forchette e coltelli che, distribuiti alle masse, vanno a conficcarsi nelle tempie e negli occhi di qualche malcapitato. Tutto questo è la fila per il cibo, un serpente lungo almeno venti metri e che si trova stretto in un metro e mezzo di scala. Neanche lo sguardo terrorizzato che viene quando senti che in autostrada “c’è colonna” può sostenere tale visione.
Passano i minuti, le mezz’ore. Riesci ad agguantare un vassoio, chiedi scusa alla tizia al tuo fianco per aver tirato un po’ troppo quella forchetta. Ci è rimasto infilzato un suo occhio. «Poco male», le dici, «vedrai che con un po’ di sputo si rimette apposto».
Dai una rapida occhiata al banco dei primi. Non si riesce a distinguere chi c’è a distribuire la sbobba. «Ti prego, fa che non ci sia la vecchia» è il pensiero condiviso da tutti.
Con voce tremante ordini il primo. Bene, non c’è la vecchia: pasta abbondante con badilata di ragù fumante. Alla vista del piatto riesci un po’ a calmarti, tornando a concentrarti sulla fila e sulla sopravvivenza.
Mancano pochi passetti, un metro scarso, al banco dei secondi, quand’ecco che senti quella voce. No!

Senza accorgertene ti trovi in fila per pagare. Nel vassoio un piatto abbondante di pasta e un altro con una fettina di carne e mezzo cucchiaio di patate e bisi. In quel momento, elabori la tua vendetta. Attenta, vecchia. Non c’è niente di più pericoloso di uno studente affamato.

Emanuele Secco

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