La malinconia dello scrittore stanco

A volte non sapere cosa scrivere produce l’effetto opposto. Lo ammetto: la sessione appena passata è stata una delle più difficili dai tempi della triennale. E non sto parlando della quantità di materiale da studiare, del numero di esami da passare o delle segreterie, sempre così attente a fissare molti esami in contemporanea. Già uno è abbastanza incasinato di suo, manca solo che si debba arrabattare stilando accuratissimi programmi basati sulla pausa di mezz’ora tra un appuntamento col boia e l’altro.
No. Il fatto è che ormai si è agli sgoccioli, come pazienza, come voglia, come tutto. Forse la matricola media, o semplicemente chi frequenta il primo anno di magistrale, non mi crederà. Vi vedo già, cosa credete, a leggere questa accozzaglia di parole con aria di tronfia sufficienza pregna di senso del dovere accademico, ma solo dopo esservi lamentati su WhatsApp con il tipico «Che merda, l’uni! Devo sempre studiare!» tanto caro al vostro amatissimo Francesco Sole (beurgh!). È così; non ci si può fare nulla.
Aggiungeteci un paio di mesi di pausa forzata de «La Gallina Ubriaca». Inutile: la fatica per cominciare a scrivere è stata tanta.

Comunque no, non ce l’avete ancora fatta a liberarvi di me, cari studentelli che magari vi siete sentiti presi in causa dai miei pezzi. Dovrete sopportare ancora una buona dose di Bar dell’univers(al)ità prima che io possa dirvi addio. Mio malgrado, la sessione invernale non è andata secondo i piani, almeno in parte. Rimane un esame, la tesi e il tirocinio. Vi farò compagnia ancora per un po’, tranquilli. Ascolterò le vostre scempiaggini, mi burlerò di voi con gli amici, spegnerò un mozzicone sul vostro Mac col processore “fuso” (nel senso che si è rotto le balle) a furia di giocare a Farmville, tenterò il mega photobomb così da rovinare i vostri capolavori scattati con l’iPhone “celhogrossoeplus” che vi siete comprati perché fa figo e solo per controllare le notifiche di Facebook. E scriverò di voi. Oh, se scriverò di voi. Perché il bello è anche questo: prendersi per il culo, ma con ironia. Vi offendete? Sappiate che non mi interessa.

«La Gallina Ubriaca» è tornata, e l’angolo bar non può certo mancare.
E parlo a voi, care gallinelle imbellettate: mentre vi state sparando l’ennesimo selfie con la boccuccia da papera, controllate bene chi vi sta attorno. Potrei esserci io, sigaretta e birra mezza vuota, a osservarvi con attenzione, ma solo per potervi sfottere su queste pagine. Se ’sto benedetto Bar non può servire anche come luogo di sfogo, sempre pungente e a volte un po’ malinconico, non so davvero in che mondo siamo finiti. Cheers!

Emanuele Secco

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