L’Africa che non ti aspetti

Circa un anno fa, proprio su queste pagine, scrivevo della Nigeria, riportando il fatto del rapimento di 276 ragazze da parte del gruppo terroristico di Boko Haram. Un anno dopo, cosa ne sia stato di quelle ragazze è difficile a dirsi: stando alle fonti, sembrerebbe che alcune di loro siano scappate, altre date in sposa ai miliziani, altre ancora brutalmente giustiziate perché si rifiutavano di convertirsi alla fede islamica. La potenza di Boko Haram è in rapida espansione e la sua influenza mediatica ha raggiunto una portata tale da convincere il governo a rinviare le elezioni politiche, indette per lo scorso 14 febbraio, in seguito all’ennesimo video intimidatorio che preannunciava il succedersi di vari attentati in tutto il paese.

Per fortuna in Italia esistono fini esperti di politica estera e africanisti navigati, come Alessandro Di Battista, che lo scorso ottobre alla manifestazione del Movimento 5 Stelle a Roma si è speso in un lucido ragionamento proprio sulla Nigeria: «Il 60% del territorio è in mano ai fondamentalisti islamici di Boko Haram e la restante parte è ebola». Questa esternazione, che pronunciata dal vicepresidente della commissione esteri alla Camera suona ancora più ridicola, è stata inserita nella classifica stilata dal New York Times tra le più grandi bufale politiche nel 2014. Ecco, riguardando il video del siparietto del deputato, facilmente reperibile sulla rete, a suscitare la mia indignazione non è stata tanto la pochezza culturale di Di Battista, ma piuttosto il tono ironico con il quale portava avanti il suo intervento e che ovviamente ha suscitato applausi e risa tra il pubblico presente. Indirettamente non solo viene infangato il nome dell’economia più fiorente del continente africano, ma passa ancora una volta il radicato concetto, tutto occidentale, dell’Africa come sinonimo di povertà, quindi di malattia, quindi di pericolosità elevata. Dietro quelle risa, quegli applausi c’è un Italia che si accontenta dei facili stereotipi e che non indaga su come Boko Haram non controlli nessuno dei 36 stati di cui si compone la Repubblica Nigeriana e i suoi attentati, per quanto gravi e spietati, non siano (per il momento) altro che vigliacche rappresaglie nella parte nord-orientale del paese. C’è poi un’Italia che sa cos’è l’ebola, ma non ne conosce la diffusione ed evidentemente ritiene impossibile che il numero di casi di contagio accertati in Nigeria sia inferiore a trenta.

Sapete, l’Africa è intrisa di possibilità e futuro e, se per caso, ascoltando le parole di Di Battista di quell’11 ottobre 2014, avete anche solo accennato un tiepido assenso con la testa, be’, allora vi invito, se non potete andarci fisicamente, a scoprire l’Africa grazie a quelle persone che la raccontano consapevolmente, ogni giorno, abitandoci e vivendola sulla loro pelle. Testimoni sani di una cultura mondiale in continua espansione.

Riccardo Vincenzi

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