Ballare in tempo di (relativa) pace: Belle and Sebastian

I Belle and Sebastian, scozzesi, sono sulla scena musicale dalla fine degli anni Novanta: senza dubbio un’“istituzione” per quella parte del cosiddetto indiepop cresciuto a pane, Smiths e continui drammi interiori. Il gennaio scorso è uscito il loro ultimo disco, il primo dopo quasi cinque anni: Girls in peacetime want to dance. Ed è sull’ultima parola di questo titolo che conviene soffermarsi, perché sì, si sono dati alla dance. I pareri contrastanti, come ogni volta che un artista con uno stile più o meno riconosciuto decide di cambiare di punto in bianco, si sono sprecati.

Va detto, tuttavia, che questa conversione non è così improvvisa come può sembrare a prima vista: a prendere per mano l’ascoltatore e portarlo nel disco ci pensa una ballad, Nobody’s empire, il brano in assoluto più autobiografico. Il cantante, Stuart Murdoch, soffre da diversi anni di una malattia debilitante e dall’esperienza ha tratto una canzone che, nonostante lo sfondo drammatico (le difficoltà relazionali e psicologiche che da anni esperisce), rende l’idea del forte ottimismo che pervade l’album. Eccezione fatta per le due tracce con ritmi chiaramente dance (Party Line, Enter Sylvia Plath), il resto del disco presenta un buon equilibrio tra lo stile che ha reso famoso il gruppo e i tentativi di sperimentazioni sonore: ne è un esempio il singolo The Cat With The Cream, che unisce una melodia più classica a un abbellimento di archi. Nei testi, in piena armonia col titolo, a farla da padrone sono le ragazze: se nella traccia d’apertura si fa riferimento a una lei intenta a compiere una «quiet revolution», Allie è una giovane che interiorizza all’estremo gli avvenimenti politici, e nella traccia omonima a parlare (ipoteticamente) è la poetessa americana Sylvia Plath. Sembra ben difficile riuscire a conciliare dance e letterate suicide, ma in realtà quest’ultima è una delle tracce più riuscite.

Nonostante si tratti di tempi tutt’altro che pacifici, queste dodici tracce pop fanno il loro dovere: si ascoltano volentieri, e viene una gran voglia di ballare.

Ilaria Bertoni

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