Il gusto di Douglas Adams per “la qualunque”

Arthur Dent si sveglia come tutte le mattine, ma oggi nota che un particolare giallo stona nel giardino di casa sua. Alcune ruspe sono pronte a demolire la sua dimora per far spazio a una superstrada. Fatalità, anche la Terra sta per essere spazzata via per necessità edilizie.
L’Ente Galattico Viabilità Iperspazio ha deciso che la Terra può essere sacrificata per fare spazio a una nuova autostrada spaziale. I terrestri, ignari di tutto ciò, sono quindi sulla via dell’estinzione se non fosse per l’intervento di Ford Prefect, un alieno travestito da umano, che salverà Arthur. Qui inizia il viaggio del signor Dent nell’immenso e infinito universo. Nella sua trilogia in cinque parti, Douglas Adams racconta l’assurdo viaggio di Arthur attraverso pianeti e galassie. Un’ottima idea per un libro o, meglio, una serie di libri: viaggi, spazio, alieni, situazioni incredibili e pianeti sconosciuti, gli ingredienti per una buona storia ci sono tutti; peccato che manchi una buona scrittura. Si capisce subito che l’intenzione di Douglas Adams non era quella di scrivere un libro di fantascienza classico, ma di aggiungere una vena umoristica estranea al genere. Anche questa un’idea fantastica, ma le situazioni vengono caricate talmente tanto di potenziale umoristico che finiscono con lo stancare il lettore. Adams ha voluto calcare un po’ la mano: troppi dettagli, troppi nomi, troppe situazioni la cui ilarità viene spinta al punto da far pensare al lettore «Mah, doveva far ridere?». Sembra che l’autore abbia voluto inserire nella storia tutto quello che gli veniva in mente, senza fare una selezione tra le buone e le meno buone idee. Pagina dopo pagina, il lettore viene caricato di particolari assurdi e già dopo 30 pagine si sente il bisogno di una pausa perché sembra di affogare nel mare dell’assurdo. Selezione, questa sconosciuta. Non serve sovraccaricare la narrazione quando già si ha un’idea buona. Questo è un errore da scrittori che non hanno idee e che puntano a confondere il lettore per fargli apprezzare un libro che parla del nulla. Douglas Adams: 10/10 per l’idea, 3/10 per la realizzazione.

Marta Negri

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