Di cosa cantiamo quando cantiamo di cibo

Il (buon) mangiare, da che mondo è mondo, ha un ruolo fondamentale nella nostra esistenza: la musica, che riflette sempre la società in cui è prodotta, non l’ha mai tralasciato. È tempo di Expo e di celebrazione delle eccellenze nostrane, e a tale proposito abbiamo selezionato cinque canzoni sul tema dalla “tradizione” della canzonetta italiana, cercando di scovarne qualcheduna che magari vi sarà nuova.

Nella Colombo – Giorgio del Lago Maggiore
Celandosi dietro a una melodia accattivante, il pezzo racconta in realtà la storia della seduzione del giovane Giorgio, al solo fine di scucirgli una cena a base di Chianti, risotto e polenta sulle ridenti rive svizzere di Ascona, Lago Maggiore. Lo spasimante s’illude di aver conquistato il suo cuore a colpi di bicchieri di vino: ma la fanciulla, una volta riempitasi a dovere di polentapolentapolenta, contrappone al di lui speranzoso «arrivederci» un addio senza se e senza ma.

Fred Bongusto – Spaghetti a Detroit
In questa canzonetta emerge una delle più drammatiche conseguenze delle sciagure sentimentali: lo sventurato protagonista, infatti, ricorda con nostalgia i giorni passati con l’amata Lola in quel di Detroit (presumibilmente ad abbuffarsi di junk food americano), e si lamenta di non riuscire più a mangiare altro che «spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè».

Giorgio Gaber – Barbera e Champagne
Di cibo qui non c’è traccia, ma in compenso scorrono litri di vino: due uomini di ben diversa estrazione sociale ma uniti nell’essere stati entrambi bidonati finiscono col consolarsi a vicenda ubriacandosi indegnamente. L’amore va e viene, il vino resta sempre.

Bobby Solo – Una granita di limone
Sempre d’amore finiamo col parlare, e in questa canzonetta si promette all’amata che basteranno poche cose per essere felici: una granita al limone (cui potete dare le interpretazioni che più vi aggradano), «un bacio sul portone, e restare vicini anche se pioverà».

Gino Paoli – Pomodori 
Per concludere in bellezza, in questa canzone del 1965 Gino Paoli riflette sul vero pregio della scoperta dell’America: l’arrivo in terra italiana dei pomodori, senza i quali buona parte della cucina nostrana andrebbe (perdonate il gioco di parole) a farsi friggere.

Ilaria Bertoni

Annunci

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...