Lettori inaspettati… da Casa Pound

Essere uno scrittore stanco è faticoso, credetemi. Altrimenti non potrei essere stanco. E più mi stanco e più mi incazzo, arrivando al proverbiale cane che si morde la coda. Infatti sono qui, sgranocchiando la mia scomoda appendice (double entendre alert) e pronto a riempire la mia mezza pagina.

La bellezza dei social è che puoi arrivare ovunque. Anche il più stupido dei pensieri può trovare la via verso l’Olimpo degli dei e l’erezione da statistiche di klout.com. Puoi diventare opinion leader per un giorno o per sempre. Ciononostante, nulla ti salva dal monito «scemo sei e scemo resterai». È un po’ quello che è successo a Simone Di Stefano quando ha avuto la fortuna di incrociare le lame col sottoscritto. «È un po’ troppo facile prendersela con quelli di Casa Pound», penserete. Certo, ma è vero che anche in mezzo a quell’accozzaglia di sindromi da peni piccoli c’è qualche personcina degna di nota (credo/spero).

Una sera di aprile, il caro Di Stefano postò il suo commento alla notizia del giorno. Si trattava dell’embargo voluto dalla Francia nei confronti di 102 specie vegetali pugliesi colpite, o a rischio contagio, dal batterio Xylella. Inserito nella lista della European and Mediterranean Plant Protection Organization, tale microrganismo nocivo porta all’essiccamento per mancata nutrizione della pianta attraverso l’ostruzione dei vasi linfatici della stessa. Il camicia nera, ovviamente, presentava il tutto come risultato del solito #gomblottone europeo.
Rispondendo al suo stato con i fatti, accusai senza mezzi termini Di Stefano di una delle colpe più gravi imputabili a un politico: disinformare con le mezze verità, un vezzo di moda.
La risposta arrivò alle 8 del mattino dopo. Tra un «radical chic» e un «babbeo di sinistra che scrive per giornalini locali» mi sfidava a trovare l’articolo della Legislazione Europea che autorizzasse l’embargo, comunicandomi che mi avrebbe comunque bannato nel giro di un’ora. Erano le 08.59. Non volendo cadere nel gioco dell’insulto becero digitai le parole «art. 36 TFUE, basta chiedere», ma non feci in tempo. Mi aveva bannato. Glielo scrissi su Twitter, ma pensate davvero che mi abbia risposto? E dire che in un altro suo stato Di Stefano accusava i politici di sinistra di bannare i dissidenti dai loro profili (che gentaglia, eh?).

Dispiace solo non aver scattato uno screenshot della vicenda.
Un lato positivo? «La Gallina Ubriaca» è salita al rango di giornalino locale. Pollame, a noi!
E qui mi collego al tema del cibo: spero vi siate ricordati di rinnovare la carta ESU.

Emanuele Secco

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