Dieta siberiana

La prima preoccupazione di un italiano all’estero è il cibo. Ne siamo tutti consapevoli. Prima di partire per la Siberia, ho visto madri, nonne e zie annesse schierarsi in prima linea per inviare dei pacchi pieni di prelibatezze Made in Italy. L’embargo per fortuna le ha fermate, ma in un certo senso ha fermato anche noi. Appena arrivati nel nostro dormitorio cerchiamo subito di socializzare: qual miglior modo se non invitando a cena i nostri vicini indiani? Ci si organizza, si spremono le meningi e si decide di proporre degli spaghetti all’arrabbiata, qualche bruschetta e del vino, con la presunzione di trovare tutto quello che ci sarebbe servito. Quando è il momento di condire la pasta con il pomodoro, ci accorgiamo di aver comprato del ketchup, mentre il formaggio che sembrava tanto simile al parmigiano non era altro che della ricotta salata. Il sugo aveva un odore orribile, i nostri ospiti non sembravano entusiasti e noi nella vergogna generale ci sfogavamo nel vino, per quanto pessimo.

Abbiamo capito quindi che era il caso di adattarsi e di dare una chance al cibo locale. La mensa universitaria, simile alla nostra solo per gli standard di pulizia, proponeva a poco prezzo delle ottime alternative, come le numerose zuppe, strani tipi di carne e insalate. La salat seld’ pod shuboi, la mia preferita, consiste in un’insalata con un fondo di filetti di aringa, coperto da uno strato di cipolla fresca, di carote, di rapa rossa, patate bollite e infine di maionese. Deliziosa, ma adatta solo agli stomaci più allenati e a chi non si preoccupa dell’alitosi. In sessione d’esami vi siete costretti a non uscire di casa? La tundra vi distrugge? La soluzione più semplice sono sempre le patate. In Siberia sono molto popolari, tanto da avere perfino fattorini che le consegnano a domicilio e da essere disponibili anche nelle botteghe più sfornite. È proprio una tradizione locale coltivarle e, una volta mature, sotterrarle sotto uno spesso strato di terra per conservarle. A pranzo, a cena, perfino come spuntino notturno si sono rivelate le nostre migliori amiche, così come i pel’meni. Sono molto simili ai nostri ravioli, ma con una pasta molto più spessa (e pesante) e un ripieno di carne, burro e cipolla. La cosa davvero figa è che si cucinano in un attimo: li si possono bollire o friggere in padella a seconda del gusto personale, anche se fritti sono davvero il paradiso. È di rito annegarli di panna acida e siamo stati più che felici di rispettare questa tradizione. Anche perché, per prepararsi a serate a colpi di vodka, non si può pretendere di stare leggeri!

Valentina Bagozzi

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