Il cinema da mangiare

Cari lettori, giugno sa di popcorn, birra fresca e cinema. Nel prato del Polo Zanotto è infatti prevista la retrospettiva «Cinema e cibo». Tre date: 15/06, La grande abbuffata (Ferreri); 16/06, Soul Kitchen (Akin); 17/06, Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (Greenway); tutto a partire dalle ore 21, ingresso libero). Curatore è il prof. Alberto Scandola, Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.

Professore, ci spiega l’idea e la sua realizzazione in collaborazione con UniVeronaxExpo?
L’idea di questa retrospettiva nasce dalla volontà di collaborare con la mia disciplina a una serie di iniziative che hanno visto il nostro Ateneo in prima fila nel dibattito sui temi dell’Expo. La passione e dedizione di Tiziana Cavallo e del suo staff sono state fondamentali per la riuscita del progetto.
Perché questi film?
Sul tema sono state organizzate molte retrospettive. Quasi sempre però si sono presi in considerazione film illustrativi, comici o malinconici, ma facilmente “digeribili”: penso a Il pranzo di Babette o Chocolat. Da sempre il mio sforzo è quello di invitare a riflettere non solo su ciò che un film dice, ma sul linguaggio adottato dal regista per affrontare un tema. L’obiettivo è quello di offrire qualcosa di più articolato e meno prevedibile. Ferreri e Greenaway sfidano il “palato” dello spettatore benpensante cercando di scuoterne la coscienza con immagini molto stratificate culturalmente e dotate di un affascinante potere catartico.
Esiste un collegamento tra i tre?
Soul Kitchen costituisce una sorta di pausa comica all’interno di quello che si presenta come un viaggio ai confini della relazione tra cibo, eros e morte. Sia Ferreri che Greenaway, infatti, ambientano il loro racconto in uno spazio claustrofobico, metafora del ventre umano, un luogo dove si annidano passioni e pulsioni represse. Mangiare, per i quattro amici de La grande abbuffata, è al contempo un modo per sentire il corpo (alienato nei beni di consumo) e un modo per distruggerlo. Nel girone infernale di Greenaway, il cibo rappresenta invece il luogo dello scontro tra la Natura (il ladro) e la Cultura (l’amante), a loro volta unite nella pulsione erotica (la moglie).
La grande abbuffata, metafora del capitalismo consumistico, può essere visto anche come metafora degli sprechi ed esagerazioni Made in Expo?
La grande abbuffata era indubbiamente un film di protesta, ma nel mio progetto non c’è alcun fine politico. Come diceva Godard, «il cinema è il cinema e non il mondo che racconta». Quello che voglio è invitare giovani e non a riscoprire un cinema diverso e ingiustamente dimenticato, ricco di immagini disturbanti, ma che alla fine restano dentro.

Francesca Assenza

Annunci

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...