Per un’etica della comunicazione

Sono da sempre un convinto sostenitore del pluralismo informativo, altrimenti non scriverei per questo giornale, che della commistione di generi e genti fa la sua ragione di vita, nonchè il suo tratto distintivo.
Proprio per questo motivo l’altro giorno sfogliavo «Libero», quotidiano nazionale di destra, interessato a capire da quale punto di vista venisse affrontata la tematica dell’esodo di migranti che sta portando l’Italia e l’Europa a ripensare la legislazione in termini di accoglienza e politica estera. Tra un titolo che tuonava contro la mala gestione del governo e un altro che urlava la necessità di aiutare gli immigrati a casa loro, il mio occhio cade su un articolo di fondo:
«Orrore a Bologna. Ospitano il profugo, lui stupra la loro bimba».
Comprensibilmente scandalizzato dalla notizia mi appresto a leggere il resto. Nel primo paragrafo, 14 righe in tutto, la giornalista A.P. lascia chiaramente intendere che una coppia della provincia di Bologna dopo aver ospitato un profugo subisce la drammatica violenza ai danni della figlia. Un’atrocità. Senza ombra di dubbio. Però qualcosa non tornava, mi chiedevo perchè mai una notizia tanto grave non avesse ricevuto un’immediata diffusione a livello nazionale. Solitamente i media di massa si nutrono di questi fatti di cronaca nera per orientare l’opinione pubblica verso il binomio dell’immigrato-criminale.
Perchè gli altri giornali o notiziari non ne davano nemmeno un accenno? Continuo a leggere e tutto si chiarifica. Alla riga 19 la giornalista specifica che il profugo in questione non era stato ospitato da una famiglia italiana di Bologna bensì da una coppia senegalese regolarmente in Italia da alcuni anni. 19 righe. La giornalista ha impiegato 19 righe per specificare il dettaglio. Sia ben chiaro, la gravità del fatto raccontato non cambia. L’uomo che ha commesso il reato rimane un mostro. Quello che però da studente di giornalismo non accetto è la facile strumentalizzazione per fini politici della notizia. A.P. ha utilizzato un fatto deprecabile di cronaca per fare propaganda, prima contro l’esodo migratorio in quanto tale e in secondo luogo contro la provincia bolognese «dove vanto della giunta di sinistra sono le politiche di accoglienza, il fiume di soldi passato alle coop per l’integrazione».

Cara A.P. i mostri esistono ovunque, non sono bianchi o neri, non hanno nazionalità o un credo religioso specifico. Resteranno un numero irrisorio rispetto alle persone normali, ma a differenza loro, godranno sempre di una maggiore eco mediatica. Compito dei giornalisti non è dunque quello di distorcere i fatti attraverso stratagemmi stilistici, ma bensì di distenderli e chiarificarli.
Immaginate cosa sarebbe successo se la famiglia protagonista fosse stata davvero italiana e non senegalese. Pensateci.

Riccardo Vincenzi

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