Feste memorabili e “immaginine”

Se c’è una cosa che mi sta sul culo è quella che io chiamo “informazione a immaginine”. Mi scuso per il preambolo poco ortodosso e passo subito a spiegarvi cosa intendo.
L’“informazione a immaginine” nasce sulla scia del successo di Beppe Grillo, prima del Movimento 5 Stelle, quando il comico genovese girava l’Italia e l’Internet con i suoi spettacoli incentrati su un messaggio: ci sono troppi interessi perché la stampa possa raccontarvi la verità, l’unica cosa libera è la Rete. Fin qui nulla da obiettare, anzi, ammetto di essere stato un seguace di tale messaggio per un po’. Ciononostante, basta pensarci un attimo per chiedersi: l’informazione “libera” sul web è in buona fede?

In seguito all’arrivo di Facebook in Italia, poi, sono state aperte decine di pagine ispirandosi alla riflessione lanciata da Grillo. Con nomi evocativi quali (per esempio) «Informazione Libera» e «INFORMARE PER RESISTERE» sembravano essere il posto giusto per potersi informare senza sottostare alle dinamiche politico-editoriali italiane; e per un po’ è andato tutto bene. Ma la disfatta era dietro l’angolo e, seguendo l’evolversi di beppegrillo.it, si è passati da pagine con contenuti studiati e citanti ogni fonte a buffe parodie in pieno stile «C’è, io sto contro la ka$ta».
Era appena nata l’“informazione a immaginine” e, dopo un anno o due, anche destra e sinistra adottarono tale stile comunicativo, confondendo ancora di più l’elettore medio.
Ora basta aprire la propria bacheca Facebook per ritrovarsi sommersi da un mare di “immaginine” indignate, riportanti notizie prive di fonti (con contenuti spesso in conflitto tra loro), cifre a caso ed errori di ortografia che farebbero invecchiare il più tollerante dei grammarnazi – senza contare la sindrome da CAPS LOCK, vera e propria malattia infettiva. E credere a questi messaggi è facile, fatti come sono per raccattare quanti più like possibile; un po’ come spacciare per “giornalismo” le inchieste di Quinta Colonna.

E la cosa funziona. In occasione del 25 aprile, per l’appunto, i social si sono trasformati in un fetente postrìbolo di “immaginine” riguardanti l’origine comunista della festa (eh?!) e la pre- sentazione della figura del partigiano medio come un assassino stupratore e per forza comunista (#mastiamoascherzà?). Per non parlare poi di quello che è sbucato fuori in questo 2 giugno. Ma sì, vediamo pure la nascita della Repubblica come evento tinto di rosso e grondante #gomblottoni! È sufficiente cancellare dalla memoria il termine ‘democristiano’.
Molto meglio «Il Duce sul T-Rex», credetemi.

Emanuele Secco

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