Bom dia a todo mundo!

«Brasile e nuvole, la faccia triste dell’America e il vento suona la sua armonica. Che voglia di piangere ho!». Lo so, la canzone non fa così, ma permettetemi qualche libertà perché qui c’è poco da stare allegri.
Ci ricordiamo dei Mondiali di calcio del 2014 e delle proteste annesse? Maree di persone si riversavano nelle piazze per rivendicare la necessità di una modernità a beneficio di tutti i brasiliani e non dei soliti noti. Tuttavia esisteva una profonda discrepanza da quanto veniva mostrato dai mass media mondiali e da quanto si verificava nella realtà. In seguito, quanti di noi hanno più sentito parlare del Brasile? Io no. Se spulciamo su Internet, si trova poco o niente; mi sono così affidata a notizie locali per capire se la situazione in Brasile si è effettivamente placata oppure no. Tutt’altro. Per fare posto alle strutture e ai complessi sportivi molte famiglie sono state cacciate dalle loro case. L’esigenza di far spazio agli stranieri con i macchinoni e la fidanzata ventenne è andata a scontrarsi con i bisogni reali di migliaia di poveri “mangia fagioli” di periferia (appellativo derivato dal fatto che lo Stato, per lavarsi la coscienza, dona loro riso e fagioli come sostentamento) che senza pensarci due volte sono stati privati di tutto ciò che possedevano. Trasferiti in veri e propri ghetti, dove i suddetti mangia fagioli sono stati segregati proprio per non mostrare “la faccia triste dell’America”.
Insomma, per fare posto agli stranieri, oltre alle persone sfrattate, il governo federale del Brasile “suona la sua armonica” tagliando i fondi all’istruzione e alla sanità (vi suona famigliare?). Come rispondono i brasiliani? Si ribellano. Prima pacificamente, poi un po’ meno: da Rio de Janeiro a San Paolo, in tutte le città principali si riscontrano proteste e tumulti. Sono tutti in strada: gli insegnanti vengono caricati dalla polizia durante manifestazioni pacifiche. Brasiliani nelle piazze, brasiliani davanti alle ambasciate estere, brasiliani ovunque, tutti che protestano contro la corruzione del loro governo. Le proteste continuano e il mio pensiero va a loro, perché noi occidentali continuiamo a ritenerli il Terzo Mondo, ma loro sono proprio lì che si lamentano, non al grido di “Voglio fare bordello”, ma per rivendicare il fatto di essere trattati come essere umani. Iniziassimo tutti noi a mangiare riso e fagioli, cominceremmo davvero a capire cosa ci stiamo perdendo. Il futuro. Dite niente.

I fagioli non c’entrano? Allora, ragazzi, in mensa più alimenti contenenti fosforo, perché a volte basta la memoria per non farsi fregare. Lo sport è fantastico e a me piace (guardarlo). Le lacrime vanno bene, ma che siano di gioia. Bom dia!

Elisa Bonomi

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