Rivalutare la fantascienza e altri fatti sovrannaturali

Lo ammetto senza particolare vergogna: non sono mai stata una grande fan della fantascienza, né nel cinema, né tantomeno nella letteratura. Ma con Annientamento, il primo volume della cosiddetta “Trilogia dell’Area X” di Jeff VanderMeer, ho finito col ricredermi: sarà che è pubblicato da Einaudi, sarà che quando un “Supercorallo” non ha la classica copertina bianca vuol dire che c’è qualcosa di speciale in ballo – quest’ultima, giallo-verde brillante, è opera del disegnatore Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, che si è occupato anche gli altri due volumi della trilogia –, sarà che questo romanzo è definito propriamente new weird, cioè ha in sé una sufficiente quantità di realtà, essendo ambientato ai giorni nostri.

L’Area X è una zona degli Stati Uniti tenuta ben separata dal resto del mondo, nella quale l’azienda governativa Southern Reach organizza in segreto periodiche spedizioni per scoprire il perché degli strani fenomeni che lì accadono. Tutte però sono sempre risultate fallimentari: i partecipanti fanno perdere le tracce o tornano in condizioni del tutto inspiegabili. L’ultima a partire, dopo due anni di pausa, è composta da quattro donne, delle quali si conosce soltanto la professione: una psicologa, una topografa, un’antropologa e una biologa. Ad aiutarle nella perlustrazione dell’Area X ci sono soltanto alcuni punti di riferimento frutto delle spedizioni precedenti, apparecchiature obsolete e le loro conoscenze. È attraverso il diario della biologa (i ricercatori, infatti, devono annotare ogni cosa a beneficio delle future spedizioni) che seguiamo il loro percorso, nel quale fin dal principio, con la comparsa improvvisa di una misteriosa torre (che le altre ricercatrici chiamano “tunnel”, e questa ambiguità di definizione prosegue a lungo) vengono meno tutti i punti di riferimento. L’Area X sembra sfuggire a ogni legge conosciuta e anche il romanzo dà questa impressione: mentre la biologa, progressivamente, sembra adattarsi sempre più alla natura circostante, anche le sue osservazioni perdono coerenza e oggettività, e i piani temporali tendono a sovrapporsi. Tentare di spiegarvi con precisione quel che succede non renderebbe giustizia alla trama, perciò vi basti questo: mai avrei creduto di appassionarmi a una storia del genere, e invece non vedo l’ora di poter leggere gli altri due volumi che seguiranno.

Ilaria Bertoni

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