Maleficent

C’era una volta, in un mondo incantato impomatato di computer grafica chiamato “Il regno della brughiera”, una fata di nome Malefica. Fermi, ma perché una fatina dovrebbe chiamarsi Malefica? Forse mi è sfuggito qualcosa. Questa è pazzia… No, questa è Spartaaaaa! Scusate, ho sbagliato fillm, torniamo al remake de La bella addormentata nel bosco.

Malefica era una dolce fatina, elogiata per le sue ampie ali piumate e le lunghe corna. Passino pure le ali da falco, ma le corna? Questa volta la Disney ha tralasciato qualche “piccolo” dettaglio, stravolgendo un bellissimo personaggio immortale nella memoria di chi è cresciuto a pane e cartoni animati. Malefica è un nome parlante e tale deve essere il personaggio che lo possiede. Descrive infatti una strega senza scrupoli, così tremenda da trasformarsi in un drago, piena di odio verso re Stefano e sua figlia Aurora. Una strega che insulta aspramente i propri servitori, che vengono chiamati idioti, cretini e imbecilli, tranne il proprio diletto, un corvo, personaggio che nel film ha invece uno sviluppo interessante e molto originale, inaspettato.

La figura della strega cattiva non si addice all’eroina di Maleficent, dove la protagonista sembra avere uno smisurato istinto materno. La bestiolina Aurora sembra conquistare a poco a poco il cuore di Malefica, che la segue nel retroscena della sua crescita. La coccola, la salva da un precipizio, le dona un ciuccio per conciliarle il sonno. Il tutto è così esasperato che senza la mano santa di Malefica, Aurora, pora stella, avrebbe dovuto morire già nella prima mezz’ora, perché le tre fatine (Flora, Fauna e Serenella) non sono all’altezza del compito dato loro da re Stefano.

E non è tutto. Sembra che la sceneggiatura si sia ispirata leggermente a Frozen. Scusate lo spoiler, ma anche qui il bacio del vero amore è inteso diversamente, e anche qui il cattivo è buono e il buono è cattivo. È l’amore materno di Malefica verso Aurora infatti a salvarla dalla maledizione che lei stessa aveva lanciato sull’innocente. Morale della favola? Don’t mess with horny fairies.

Valentina Bagozzi

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