Una bresciana a Roma

«Roma ce semo! Aiutame tu! Io non te dico niente Roma, ma tu quando voi queste cose le combini bene…»

Con queste parole Rugantino, nell’omonima opera, si rivolge alla propria città perché lo aiuti a conquistare l’amata Rosetta. Roma, una città, una sorta di spirito benevolo che intreccia i destini degli innamorati, oggi ha una connotazione diversa. Nel premio oscar “La grande bellezza”, è una luce che si spegne in un vuoto di spiritualità crescente, nella cronaca un esempio di mal governo e corruzione. Eppure Roma, per fortuna, non è riducibile a una sola di queste etichette.

Autobus ATAC, stazione tiburtina. Vedo il mezzo alla fermata e subito corro a fare il biglietto, memore della fretta malata degli autisti veronesi e bresciani, che con un certo sadismo partono non appena si sta per raggiungere l’autobus creando un forte disagio ansiogeno. Col fiatone salgo sull’autobus, ma del conducente neanche l’ombra. Lo vedo circondato da un gruppetto di colleghi, impegnato in una violenta discussione calcistica sull’intramontabile Magica. I toni sono accesi, la tensione alta. Nel frattempo i passeggeri prendono posto sull’autobus, aspettando che il conducente salga. Uno spintone, uno sticazzi. Per un momento sembra arrivino alle mani. Poi come se niente fosse, dopo essersi salutati da amiconi, i vari autisti tornano al lavoro. Si inizia un viaggio tra una buca e l’altra, e mi perdo tra le perle di saggezza tatuate sui muri dei sottopassi come «Laziale vegano». Sulla saracinesca di un calzolaio faccio in tempo a leggere «Ciao lazià! Sei rimasto co ’na scarpa e ’na chiavatta».
Mi immergo nella vivace quotidianità di questa città meravigliosa, offesa dalle erbe spontanee che invadono i marciapiedi, dai cassonetti stracolmi, ma arricchita dal colore dei propri cittadini e dallo splendore della propria storia, che emerge come una forza indomabile dalle meraviglie nascoste negli angoli più remoti della città.

Mi avvicino al quartiere Nomentano, dove i turisti non conosco le bellezza di villa Torlonia e villa Mirafiori, palazzo storico che ospita laboratori universitari. Mi faccio sorprendere dalla grandezza della cittadella universitaria e della sua Minerva. Soccombo davanti alla vista notturna di Castel Sant’Angelo di notte, sfrecciandovi davanti in auto, senza capire come non si possa provare venerazione davanti a questi monumenti alla genialità umana.
Certo, alcuni dicono che la città sia rumorosa, a volte inospitale, sporca e dal traffico insopportabile. Che volte sia perfino pericolosa. Pensate che attraversando la strada sulle strisce un’auto targata BS mi ha quasi investita. Anche in questo caso la saggezza romana ci aiuta. Si dice infatti che «A Roma so’ tutti re della strada, ma almeno sanno guidà».

Valentina Bagozzi

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