Se potessi avere 1000 Lire al mese

Quando ad un passo dalla laurea molti studenti universitari decidono di trascorrere alcuni mesi in panciolle con la scusa di doversi impegnare nella redazione della tesi di laurea, molti altri provano a mettere il naso nel mondo del lavoro. Ma in questo caso, la strada non è certamente in discesa.

Per lavoro si intende stage, e per stage si intende gratis, a discapito di quello che la legge imporrebbe alle aziende, cioè la retribuzione minima al collaboratore. Ma se di mezzo si mette l’Università la questione cambia.

L’ultimo film con Robert De Niro e Anne Hathaway è stato d’ispirazione per una lunga riflessione sulla condizione degli stagisti. Nella pellicola USA, viene rappresentata la storia di una giovane donna, madre, moglie e importante imprenditrice, che si trova alle prese con uno stagista diverso dagli altri. È un aitante settantenne pieno di voglia di vivere e tempo libero, che decide di occupare lavorando (si suppone pro bono) per questo sito di shopping online in voga ed estremamente 2.0.

Questo è il punto chiave: De Niro piuttosto di non far niente, lavora gratis, lui la sua carriera l’ha fatta e la pensione da ex direttore la percepisce regolarmente.

Fuori dagli schermi però la condizione di neolaureato o laureando non premia chi con dedizione si è impegnato ad accrescere la propria cultura, il sistema sembra anzi mettergli i bastoni tra le ruote. Dopo anni di spese universitarie, tasse, libri, affitti o abbonamenti ai mezzi di trasporto (qui si potrebbe aprire una questione a sé stante, ma non è questo il momento), il futuro stagista si trova a fare i conti con offerte di lavoro che farebbero drizzare i capelli anche a George Orwell, illustre autore di 1984: lavoro a tempo pieno, oneri pari ad un dipendente ma non certamente lo stesso onore.
Per poter accedere a molti dei lavori offerti è necessario passare attraverso il portale stage dell’Università, aprire la collaborazione con l’azienda (spesso registrare quest’ultima) e trovare un professore disposto a firmare il progetto concordato. Poi riportare i moduli controfirmati dal tutor aziendale in Ufficio Stage, il quale apre alle 10 della mattina, ma se arrivi alle 9:50 hai la fortuna di fare la coda per ritirare il biglietto numerato per fare la coda. Tutti i documenti a loro volta passeranno dalle mani di una commissione per essere approvati. Potrete tirare un sospiro di sollievo quando in ufficio vi avvisano che la procedura di chiusura dello stage è stata semplificata: ora è tutta on-line.

Al posto di uno stipendio o di un contributo spese, vengono offerti i famosi CFU, Crediti Formativi Universitari, anche quando il limite curricolare è già stato ampiamente raggiunto. Forse non sanno che con i CFU non si cucina, e che gli affittuari non possono barattarli con un tetto sopra alla testa. Conclusa la trafila si può finalmente iniziare a lavorare (anche se verrebbero in mente definizioni più appropriate), fare esperienza e provare a campare di quella. Certo, allo stage l’Università ha messo dei limiti: al massimo si possono fare 9 mesi, 6 ore al giorno per 5 giorni a settimana. Meno male!

Quindi perché in Ufficio Stage, affianco al cartello con gli orari di apertura, non aggiungono «Lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate»? Giusto per chiarezza e trasparenza.

Rebecca De Conti

Continua sull’articolo «Ho un sassolino nella scarpa».

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