Stereotipi di facoltà

I bar sono tanti, milioni di milioni, i bar e la Peroni, e bevo a quantità!
Verona, Roma… Mi siedo in tutti i bar delle vostre università e rimango ad ascoltare le voci che mi raccontano di baldanzose rappresentazioni del genere umano. Mi siedo vicino alla facoltà di giurisprudenza. Ma come fanno a stare sempre tutti incravattati? I futuri colletti bianchi vanno su e giù con le scarpe lucide e le cravatte variopinte, un grido di ribellione rivolto all’omologazione. Sono così seri! Alcuni invecchiano con una valigetta di pelle in mano, altre con il tacco e il trucco sempre perfetto, non sia mai che si intraveda quello che c’è sotto!

Poco lontano vedo una nuvoletta di fumo. Ecco filosofia! Per pensare ai massimi sistemi serve un po’ di oblio e di coraggio, perché ‘capire’ toglie sempre quell’amata inconsapevolezza che serve per andare avanti. L’habitat polveroso della facoltà di filosofia contempla una fauna variopinta. Hipsters, pensatori con gli occhiali enormi, gente che vorrebbe cambiare il mondo. Speriamo che ci riescano! Più in là sento uno strano chiacchiericcio. Ma che diavolo… È giapponese? Catalano? Penso di essermi intrufolata a lingue. Vedo i visi soddisfatti di questa strana sfumatura di umanità trasformarsi in disperazione non appena il discorso verte su un ambito che non rientra nel loro vocabolario. Croce e delizia, rinascono e muoiono a seconda dell’argomento di conversazione col poraccio madrelingua di turno. Avete mai capito la ragione per cui sono tutte donne?

Faccio le scale e scendo in un ambiente angusto, che sa di polvere. Una serie di individui è china su dei libri. Sono talmente statici che offrirei loro un po’ della mia birra. Medicina, eh? Sei anni a studiare come è fatto un essere umano, senza mai conoscerne uno perché soffocati da farmacologia e anatomia. Bella prova. Accanto a loro vedo soffrire altre teste concentrate su schermi luminosi. Sono gli informatici. Creano mondi fantasiosi allontanandoci da quello reale, giocano ai Pokémon sull’ennesimo emulatore del Nintendo DS. I nostalgici nascondo sotto il portatile surriscaldato una scheda del loro personaggio storico di Dungeons & Dragons. Peccato che non amino osservare la natura. Per fortuna qualcun altro se ne occupa, come i geologi. Sembrano quasi una scolaresca. Con gli zainetti in spalla e le scarpe da trekking vanno a fare delle belle escursioni per fare compagnia ai sassi, non sia mai che si sentano soli.

E poi ci sono io seduta al bar. Butto giù un goccetto e vi osservo. Rido di voi, ma non fateci caso, non è opportuno giudicare gli altri o di metterla giù così dura! Un giorno un uomo con la chitarra ha cantato una grande verità: «Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo».

Valentina Bagozzi

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