Gracchiano i corvi, si sporcano le coscienze

«Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’altra vita; se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito, guardatevi nel cuore: l’avete già tradito. E voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso […]».

Nelle scorse settimane è scoppiato di nuovo il caso VatiLeaks, ossia l’ennesima fuga di notizie dalle mura della Santa Sede che imbarazza papa Francesco e la sua lotta contro la corruzione morale che aleggia nel mondo cattolico “dei piani alti”. Dalle informazioni trapelate, a emergere è soprattutto il volume finanziario dell’inchiesta: il Vaticano disporrebbe nella sola città di Roma di proprietà immobiliari per quattro miliardi di euro, a cui si aggiungono i soldi dati in beneficenza dai fedeli, che invece di essere spesi in opere di bene sarebbero stati ammucchiati in conti o utilizzati per investimenti privati. Ed ecco spuntare il nome del cardinal Tarcisio Bertone. Per la ristrutturazione del suo attico a San Carlo in Vaticano, Bertone avrebbe attinto dalle casse dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, struttura finanziata anche da denaro pubblico. Ovviamente Bertone ha smentito tutto, dicendo che i soldi spesi per la rimessa a nuovo dell’immobile proverrebbero dal suo conto personale e che tutta la vicenda è solamente una bufala mediatica atta a screditare il buon operato della Chiesa.

Poco importa perché i colpevoli sono già stati messi a tacere. Rimangono le voci e un storia destinata a disperdersi col tempo, almeno fino alla prossima fuga di notizie. Gli scandali sono ormai all’ordine del giorno in quel di Roma, magari esasperati dai giornali, come dice il cardinale, ma si ripetono da secoli, con modalità e misure diverse, contribuendo a espandere quell’alone di mistero intorno al sistema cattolico centrale che tanto piace a scrittori e registi. Papa Bergoglio è impegnato nella sua opera di rinnovamento della Chiesa, ma per vedere i primi risultati serviranno ancora anni. E lo dico con un velo di tristezza, perché una Chiesa che non sa rapportarsi con la vita spirituale dei propri fedeli è una Chiesa fallita. L’urlo di Guccini, che ho riportato in incipit, suona profetico. Nella società attuale l’invito all’equilibrio è un dovere morale che ciascuno di noi dovrebbe imporsi. Lo è per chi, per vocazione, cura il nostro spirito ma finisce col cedere alle lusinghe del sistema capitalistico; ma anche per chi, all’opposto, ha smesso di credere in qualsiasi cosa, magari cedendo al bieco materialismo contemporaneo.

Per il momento io mi limito a scriverne perché «ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco». Grazie Francesco – e non il papa (non me ne voglia) – per gli spunti.

Riccardo Vincenzi

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