L’amico di Rachmaninov – Breve cronaca di una lotta culturale

Qualche tempo fa ho avuto l’occasione di incontrare uno dei partecipanti e organizzatori di un’iniziativa che ultimamente ha animato il cuore della nostra città, facendola pulsare di una vita tutta nuova: Via Roma, la strada della musica. Ho intavolato con lui una piacevole chiacchierata sull’attuale situazione di tensione, legata alla recente occupazione di un’ala degli uffici della Fondazione Arena.

Ebbene sì, pensate, nel cuore della nostra città sventola uno striscione che proclama: «Teatro occupato».

Da novembre 2015 i musicisti e gli attori di quest’occupazione hanno organizzato una serie di concerti liberi e gratuiti in via Roma, con il preciso scopo di portare il loro amore per la musica a contatto con la strada e con l’obiettivo di «fare attività per uscire dal teatro e portare un messaggio alle persone».

Le foto degli eventi hanno già sfondato pienamente le migliaia visualizzazioni e l’interesse continua ad aumentare.

Una presa di posizione dura, una forte richiesta di diritti, una cornice che faceva presagire a un incontro fatto di domande decise, scambi serrati di opinione e punti di vista, ma soprattutto rabbia, desiderio di cambiare le cose e voglia di esporre la situazione in modo critico: ero pronto a tutto, ero pronto a sentire invettive contro l’ignoranza, ero pronto a sentirmi parlare di sindacati, di lavoro, di depressione. Ero pronto a sentire critiche sulla presidenza, sull’amministrazione; ero pronto a stilare il mio “pezzo polemico”.

Con mia grande sorpresa, trovo di fronte a me un uomo – che qui chiamerò “l’amico di Rachmaninov” (pseudonimo che devo a una collega “gallinara” che mi ha affiancato in quest’avventura) –, il cui unico desiderio è comunicare con noi giovani scapestrati e con i nostri lettori, per lasciarci qualcosa. Dopo pochissimi minuti in cui vengono ricordate le azioni e le ragioni della lotta e lo scadimento qualitativo e culturale della produzione lirica, operistica e teatrale, in particolare nell’ultimo decennio, questa persona mette completamente da parte sé stessa e gli interessi suoi e di chi rappresenta, prendendo le redini della discussione.

Restiamo quindi fuori dalla politica, dai sindacati, dal contrasto dipendenti-dirigenti, ma non dalla realtà dei fatti, non dal desiderio di cambiare le cose e non da ciò che conta davvero: la possibilità di scegliere. Una possibilità che viene negata agli studenti, ai giovani e agli universitari dalla degenerazione della cultura in generale: viene a mancare la possibilità di scegliere consapevolmente qualcosa di nuovo e di conseguenza viene meno la voglia di crescere umanamente almeno un po’; e senza di essa cosa rimane? “L’amico di Rachmaninov” mi parla, ma non per promuovere la sua causa: parla per noi universitari, per noi giovani.

Devo ammettere che quest’uomo, che ha investito 36 anni della sua vita in una forma d’arte che mio malgrado non comprendo appieno, mi fa riflettere. Mi guarda dritto in faccia e afferma: «Ragazzi, sappiate che c’è anche questo (la classica, N.d.R.). Amate la disco, il pop, il metal? È fantastico! Io amo il jazz… Ma considerare la musica classica, la lirica, una musica di nicchia, qui in Italia, è assurdo o, come dice il maestro Battistoni in un suo bellissimo libro, “la lirica non è musica da vecchi”. I cliché che viviamo oggi ci impongono un certo tipo di visione, un bombardamento dei sensi…». Parafrasando le belle parole, il discorso ci porta a comprendere insieme che molti di noi – e tra essi mi includo – non entrano in contatto con interi mondi e culture ricchissime e vibranti semplicemente perché non ne hanno l’opportunità. Non è necessariamente detto che la musica classica debba piacere a chiunque, ma di quei cento studenti che potrebbe sfiorare, magari uno potrebbe anche innamorarsene. «Un tipo di cultura non esclude l’altro», così mi dice lui. «A me piacerebbe poter dare ai giovani ogni tipo possibile di cultura e tutta la possibilità di scegliere; mi piacerebbe che chiunque potesse essere affamato di tutto, non solo di ciò che si trova davanti. Magari una persona si innamorerà di tutta la cultura, magari soltanto di una piccola parte; comunque scelga, sarà una persona più completa».

Così, nel rivendicare i loro diritti per la strada, questi musicisti e altri “addetti ai lavori” (il cui contributo è indispensabile) hanno fieramente inaugurato una serie di appuntamenti e concerti gratuiti di musica classica di vario tipo, dagli ottoni, ai quartetti d’archi, ai gruppi corali: via Roma è più viva e pulsante che mai. Invito chiunque fosse interessato a tenere d’occhio la pagina Facebook di questi artisti, lavoratori e manifestanti (Via Roma, la strada della musica), perché chi il teatro lo fa sta cercando di abbatterne i muri e ci sta provando con le unghie e con i denti, rispondendo a una fame che alcuni di noi non sanno nemmeno di avere. Eppure la cultura è per tutti e prima di tutto per noi.

Finisce qui la chiacchierata. Io ascolto punk, hardcore, metal e annessi, ma anche funk, blues, jazz e altro; “l’amico di Rachmaninov” ascolta di tutto e di più, e mi parla dei Pink Floyd e suona musica classica: forme diverse della stessa passione.

So che questo incontro ha trasceso la musica, ma ha trasceso anche barriere e generazioni. Con circa venticinque anni di differenza d’età ci sorridiamo, ci stringiamo la mano, e proseguiamo ognuno per la sua strada, consapevoli. Entrambi con lo stesso desiderio di costruire qualcosa. Entrambi con qualcosa da dire. Entrambi sperando di essere ascoltati.

Davide Gallo

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