Unioni (in)civili

È una giornata come tante al bar della mensa. I primi soli autunnali tornano a scaldare i cuori e le menti degli studenti veronesi, anche se nulla come un buon caffè può riuscire nell’intento. La pace regna sovrana, quand’ecco che si ode un gran vociare, una conversazione dai toni accesi si leva dall’ultimo tavolo in angolo. Davanti a un bicchiere di quel che individuo essere vin santo, ecco seduti quattro insoliti personaggi, non più nel fiore degli anni. Incuriosito dall’anomalia antropologica, porgo sguardo e orecchio.

Il più corpulento del gruppo, dall’aspetto bonario ma dall’indole focosa, arringa la platea con fare sicuro. Quando mi avvicino la sua orazione è già iniziata, anche se ne percepisco perfettamente i temi principali:

Adinolfi: «La moglie sottomessa e cristiana è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. ‘Sottomessa’ significa messa sotto, cioè l’unica condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite… (Fonte: dichiarazioni alla trasmissione radiofonica La Zanzara, Radio24)».

Lo sproloquio sulla concezione della donna mi stava cominciando ad appassionare, quando l’uomo alla sua destra lo interrompe bruscamente. È un tipo vestito in modo bizzarro con una vistosa giacca color salmone, brizzolato, affetto da un fastidioso rotacismo.

Formigoni: «Non temere Marione, la donna resterà sempre sottomessa. Fidati di me che me ne intendo! Qui il fatto è un altro. L’odore della sconfitta sul ddl Cirinnà sta procurando crisi isteriche gravi su gay, lesbiche, bi-transessuali e checche varie. Non è bello, poverini. (fonte: Twitter)».

Galvanizzato dalle parole del collega, un omone dall’abbondante doppio mento sghignazza e interviene:

Calderoli: «Per tutti i siluri del fiume Po! Formigoni, ma se non fosse stato per il generatore automatico di emendamenti di mia invenzione, ora saremmo ancora qui a parlare della Schweppes Children Association. No, aspetta! Schip Child Adossion o come cavolo si chiama».

Formigoni: «Hai ragione, Roberto. Tutte queste checche che vogliono farsi spazio… no, glielo impediremo!».

Calderoli: «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni. Be’ ma, Paolo, non dici niente tu? Non ti sarai mica rincoglionito con tutto quel tuo peregrinare, eh?»

Adinolfi: «Ma non lo disturbate, cretini, non vedete che è in preghiera? Con chi credete di avere a che fare? Con un ciarlatano?»

Calderoli: «Oh, scusami Marione, ma io resto convinto del fatto che una bella lavata di capo con una secchiata d’acqua del fiume Po, toglie tutti i mali. Non c’è mica bisogno di andare fino a Medjugorje!»

Calderoli non fa in tempo a finire la frase perché viene interrotto dalla quarta persona seduta al tavolo che fino a quel momento se ne era rimasto in disparte, quasi in uno stato di trance.

Brosio: «Ho scoperto di essere la reincarnazione di San Giuseppe. Recentemente ho avuto un’esperienza extra-corporea che mi ha fatto attraversare un’altra dimensione e mi ha fatto viaggiare nel tempo. Durante questo viaggio ho preso coscienza della mia vera natura e questo mi riempie di gioia sapendo che in passato sono stato il marito di Maria e il padre adottivo di Gesù».

Calderoli: «Oh mamma, se lo sente Vendola qua scoppia un putiferio. Ma a proposito di Vendola e culattoni vari, com’era poi finita quella storia degli attici in affitto?».

Formigoni: «Ah, per gli attici devi sentire il cardinale Bertone. È lui l’esperto. Io non so nulla di affitti. Pensa che ho avuto pure le vacanze ai Caraibi pagate».

Adinolfi: «Ci sei andato in viaggio di nozze?».

Formigoni: «Ma va va, non sono mica sposato io! L’importante è però sostenere che l’istituzione del matrimonio sia più importante delle unioni civili. Siamo o non siamo un paese cristiano?»

Ci sono dei momenti nella vita di uno studente in cui bisogna fare delle scelte. E la scelta che presi quel giorno fu di allontanarmi silente, senza proferir parola, senza intervenire nella discussione. Non che non avessi nulla da commentare a riguardo. Avrei voluto dire che tra i più grandi mali che affliggono il nostro tempo non includerei certamente i gay, bensì gli ipocriti e gli incoerenti. E io, non avendo nulla da imparare sul tema della famiglia da divorziati o da risposati con rito celtico, da single facinorosi o da presunti illuminati dalla fede, sono ritornato sulla mia strada, la strada dell’equilibrio.

Riccardo Vincenzi

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