La Negri e il Giordano

Non riesco a trovare le parole giuste per parlare di questo libro, così da un po’ mi aggiro su aNobii per trovare l’ispirazione giusta e vedo che ha suscitato reazioni molto diverse. Alcuni lo trovano sbiadito, senza lode e senza infamia; altri ne sono, invece, delusi; e poi ci sono quelli come me, che l’hanno amato e che ne sono rimasti travolti. Parlo de Il nero e l’argento di Paolo Giordano.

L’autore, tra le pagine del suo primo romanzo breve, si dimostra molto maturato e perfino in grado di far provare al lettore emozioni che non gli appartengono. Questa, infatti, è la sensazione che si prova leggendo il racconto: emozioni non tue sembrano così vive da farti dire «È vero, è successo anche a me», anche se in realtà non c’è niente di più lontano dal tuo vissuto di queste situazioni.

La storia è presto detta. Una giovane coppia con figlio si trova a dover affrontare per la prima volta il futuro: la governante sta morendo e i due coniugi non sanno come andare avanti da soli, senza una guida. La critica che viene mossa più spesso a questo romanzo è il poco approfondimento che si fa dei personaggi. Non lo trovo giusto. I protagonisti, in fondo, sono solo due e vengono ritratti in maniera perfetta. Babette, la governante, e lui, la voce narrante del libro, che raramente viene chiamato con un nome proprio, ma che spesso è «il marito di Nora» e niente altro. È lui, l’unico uomo, a raccontare come il dolore di una perdita annunciata sia così devastante per la coppia da condurli a ripensare tutta la loro vita. Nora si potrebbe definire la co-protagonista, perché il suo ruolo è centrale nella vita del marito (ma non per l’episodio che viene raccontato nel romanzo), mentre il figlio della coppia, Emanuele, è solo il motivo dell’arrivo di Babette nelle loro vite.

Sono d’accordo però quando leggo che il romanzo è troppo breve. Finita l’ultima pagina vorresti che non fosse veramente l’ultima e speri di aver sbagliato, di riaprirlo e scoprire che in realtà ci sono altre pagine, altri episodi che esigono di essere letti. Prima di fidarvi delle mie parole però devo confessare che io adoro Paolo Giordano, non solo come scrittore ma, ecco, anche per la presenza intellettuale notevole che emana quando lo guardi. Speravo, infatti, che mi apparisse in sogno per parlarmi di quanto bene scrivo e di come gli piace questa mia recensione.

Nell’attesa non mi resta che sognare a occhi aperti e sperare che altri autori italiani si dedichino con passione alla scrittura per produrre libri come questo e non più orrori letterari.

Marta Negri

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