Con le mani mi fai bere

Da qualche giorno si è alzata una foresta di calici e bottiglie di buon vino. A pochi giorni dalla pubblicazione di questo numero de «La Gallina Ubriaca», VeronaFiere ha aperto le porte alla 50ª edizione di Vinitaly, la fiera internazionale dei vini italiani.

Un’importantissima vetrina per i produttori di tutta Italia e per la città stessa, che in quattro giorni si ritrova letteralmente invasa da visitatori provenienti da tutto il mondo. Alberghi strapieni e prenotati con un anno di anticipo, ristoranti senza nemmeno uno sgabello libero per mangiare una cosa al volo e strade in festa. Sembrerebbe impossibile, eppure Verona cambia faccia, e non parlo solo delle smorfie dei veronesi ubriachi. Per i ragazzi che vivono o studiano a Verona, è una sorta di miniera d’oro: opportunità lavorative ben pagate, vino gratis e festa non-stop.

Ma andiamo a esaminare nel dettaglio le categorie dei Tipi da Vinitaly.

L’HOSTESS / LO STEWARD

Nelle settimane che precedono l’apertura dei cancelli della fiera, orde di curricula approdano nelle caselle mail delle migliaia di espositori. Sono freschi di correzioni e aggiornamenti, magari con qualche esperienza lavorativa falsificata e livelli di lingua straniera che salgono alle stelle. I più furbi e fortunati hanno mantenuto i rapporti con la cantina per cui hanno lavorato l’anno precedente o si sono fatti mandare il contatto da amici fidati. Insomma, in un modo o nell’altro tutti trovano un lavoretto durante la fiera. Già all’ingresso, le hostess e gli stuard dipendenti dell’ente fieristico regalano sorrisoni, tutti stretti nelle loro divise rosse: non devono nemmeno strappare il biglietto perché la tecnologia ha fatto passi da gigante e ora con un comodo codice a barre il processo si è velocizzato. Stanno semplicemente lì a controllare che nessuno salti i tornelli preso dall’entusiasmo.

Diverso è invece il compito della standista, ovvero la hostess dello stand. L’abbigliamento libero rispetta i canoni di quello da ufficio, con la pecca di dover portare dei tacchi a mezza altezza, scomodissimi e orribili, per quattro giorni. Come arriva allo stand, le viene presentato il suo loculo: lo stanzino sul retro con la lavastoviglie, decisamente angusto, dove, per qualche legge del suono, i rumori rimbombano fastidiosamente. Per lei, solo bicchieri vuoti e sputacchiere piene. Verso gli ultimi giorni, conquistata la fiducia dei capi e dimostrate le abilità con le lingue straniere, le è permesso passare qualche minuto al giorno fuori dallo stanzino. Grazie al cielo! Ma la paga è buona e la scorta di bottiglie da portar via legalmente l’ultimo giorno vale tutti gli sforzi.

IL “VISITATORE”

Il veronese medio sa poco di vino e non è del settore, ma nei primi giorni di aprile si trasforma magicamente in somelier. Capita sempre di imbattersi nel convinto conservatore: «Io il biglietto del Vinitaly non l’ho mai pagato e non inizierò proprio adesso!». Va bene! Lui entra sempre con il biglietto recuperato da qualche conoscente, che non mancherà di passare a salutare e ringraziare all’inizio del suo tour per i padiglioni. Tradizione vuole che lo stesso conservatore di cui sopra finisca a faccia a terra verso le 16, carico come un’otre di vino siculo, che si riprenda verso la chiusura della fiera (le 18 circa) e vada a litigare pretendendo un posto d’onore sui bus navetta che portano verso il centro, ripiegando poi su una bella passeggiata di ripiglio.

Le comitive di novellini, quelli che per l’occasione hanno creato un gruppo Whatsapp e si sono fatti accompagnare dai genitori, si possono distinguere a distanza di chilometri: si muovono in gruppo, con le ragazze vestite da grand soirée e i ragazzi da Di Caprio in The Wolf of Wallstreet, gel compreso. L’obiettivo è essere credibili e del settore. Come prima tappa il padiglione del Veneto: errore madornale. Tutti sanno che dev’essere l’ultimo, altrimenti non ne esci vivo e ti giochi la giornata. Va be’, sono giovani: devono imparare dai loro errori.

IL DISINTERESSATO

Gli appartenenti a questa categoria evitano l’area fieristica come la peste. Ma non solo: anche il centro, la Gran Guardia (dove di solito ha sede il Vinitaly & The City) e tutte le zone interessate dall’improvviso sovraffollamento. Se, per cause di forza maggiore, sono costretti ad avvicinarvisi, si danno malati. Non è che non apprezzino il vino, ma il caos misto a un pizzico di sociopatia li porta all’isolamento, che termina solo quando sono certi che tutti gli espositori siano rientrati in patria.

E tu a che categoria appartieni?

Rebecca De Conti

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