‪‪#‎ViajoSola‬: il diritto delle donne a viaggiare in sicurezza

Quando una persona intraprende un viaggio lo fa per sé stessa,  per scoprire le bellezze del mondo e perché è un suo diritto. Dopo i fatti di cronaca sulle due giovani brutalmente uccise in Ecuador, una ragazza paraguaiana ha scritto una lettera per rispondere a tutti coloro che avevano espresso sui social network un giudizio quasi di colpevolezza verso queste due giovani viaggiatrici. Da quel momento è apparso l’hashtag #viajosola che si è diffuso a macchia d’olio per contrastare i commenti apparsi sui social, nei quali il succo della questione si riduceva a: «Come eri vestita? Perché eri da sola? Sei andata in un posto pericoloso? Perché una donna viaggia sola senza essere accompagnata?».

«La Gallina Ubriaca» ha intervistato due studentesse dell’università. Una travel blogger e una ragazza che ha partecipato al progetto Worldwide Study in Texas.

Cosa pensi della questione sollevata dagli articoli giornalistici e dall’hashtag #viajosola?

Martina Sgorlon: Credo che nel 2016 non ci dovrebbe essere il bisogno di scrivere un articolo del genere o condividere un hashtag come #viajosola, eppure succede, serve e crea addirittura polemica. La prima volta che ho letto il post sono rimasta colpita, certo, e ho condiviso fin da subito ogni parola, pur non avendo mai viaggiato da sola. Quello che però mi ha infastidito di più è proprio il motivo per il quale è stato pubblicato. Sapevo delle due ragazze argentine, ma non avevo letto i commenti di condanna a loro rivolti.

Martina Dalla Zanna: Penso sia un bene che si parli della questione, perché è un altro esempio di come per le donne sia più difficile o pericoloso fare cose che invece per un uomo non creano problemi di questo tipo. Ho sempre sognato di fare un viaggio “avventuroso”, con scarponi ai piedi e zaino in spalla, ma non ho mai preso in considerazione l’idea perché mi è sempre sembrata rischioso. Pensavo che viaggiare in due potesse essere un deterrente per i malintenzionati, ma a quanto pare non lo è e mi sorprende il fatto che, nonostante le ragazze argentine assassinate viaggiassero in coppia, negli articoli si parla sempre di ragazze che viaggiano da sole. Il loro omicidio è certamente una tragedia, ma penso che con un po’ più di prudenza si sarebbero potute evitare le condizioni nelle quali le due ragazze hanno dovuto chiedere soccorso.

Hai avuto esperienze che lasciassero intuire o manifestare questa difficoltà per le donne nell’atto di viaggiare? Se sì, mi puoi raccontare un episodio?

Martina Sgorlon: Fortunatamente in viaggio non mi è mai capitato. A casa, invece, quando dico che vorrei andare in Marocco, in India o in Thailandia e che partirei volentieri anche da sola, tutti storcono il naso, cercano di farmi cambiare idea, sottolineano solo ipotetici lati negativi o inventano scenari catastrofici. Non sono mai partita per ragioni economiche e di tempo, ma se mai dovessi farlo, so già che le difficoltà maggiori probabilmente le incontrerei ancora prima di comprare il biglietto aereo. Non incolpo direttamente chi cerca di frenarmi; di sicuro le paure nascono da tutto quello che viene raccontato ogni giorno da giornali e telegiornali. Il problema sta a monte, per così dire.

Martina Dalla Zanna: Quando ho fatto dei viaggi da sola o accompagnata da amiche, non mi è mai capitato di trovarmi in pericolo. C’è da dire però che si trattava sempre di paesi occidentali (non che questo sia una garanzia) e molto frequentati da turisti e che c’è sempre stata una buona organizzazione a monte, per evitare situazioni di rischio. Allo stesso tempo non mi va di generalizzare e credere che ci siano solo persone malintenzionate a questo mondo. Mi ricorderò sempre di un episodio raccontato da mio padre. Si trovava in un aeroporto nel sudest asiatico e aveva avuto problemi con il volo. Doveva prenotarne un altro e l’inglese non è decisamente il suo forte. Così chiese aiuto a una ragazza australiana che stava viaggiando per tutta l’Asia, zaino in spalla. La ragazza lo aiutò. Oggi, spero che abbia mantenuto un bel ricordo di quell’uomo che ha aiutato e del quale ha deciso di fidarsi.

Secondo te come bisognerebbe trattare la questione?

Martina Sgorlon: Per esperienza so che il tutto parte da come si raccontano le cose e che anche una sola parola può cambiare il senso o il tono di un testo. Bisognerebbe iniziare a parlare delle donne che viaggiano non come persone che cercano guai, come incoscienti che vanno incontro al pericolo, ma come viaggiatrici. Punto. Non bisogna condannare una persona, anzi, una donna, perché ha scelto di salire su un treno o su un aereo senza essere accompagnata, o, peggio, insieme ad un’altra donna.

Martina Dalla Zanna: Essendomi laureata da poco e credendo fortemente nell’educazione e nel valore formativo del viaggiare, credo che un contatto tra persone diretto e vero come quello che può offrire un viaggio con zaino in spalla sia da incentivare tra i giovani. Rimane il fatto che questo tipo di esperienze pone molte incognite a chi vorrebbe provarci, prima fra tutte la sicurezza.

Francesca Assenza

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