Il pacco del terrone fuori sede

Quella dello studente universitario è una vita grama, fatta di esami, libri e dispense, vacanze inesistenti, professori che preferirebbero farsi torturare piuttosto che rispondere alle e-mail, tirocini non pagati e altre disgrazie. Tutte cose che, ogni giorno di più, gli fanno venir voglia di andare a vendere il cocco sulle spiagge di Honolulu.
Se poi lo studente universitario in questione appartiene alla popolosa categoria dei meridionali che si sono trasferiti al nord, allora le cose si fanno ancora più difficili. Quando ci sono mille chilometri fra te e la tua famiglia, i tuoi amici e la cameretta in cui sei cresciuto, ci sono dei momenti in cui il desiderio di mollare tutto diventa particolarmente intenso.
Il terrone fuori sede però non pecca certo di inventiva e spirito di sopravvivenza. E ha trovato qualcosa che riesce a farlo sentire un po’ più a casa anche in quella mitologica terra in cui le persone sono cattive, fa sempre freddo, si mangia solo polenta e la nebbia regna sovrana. Avete già capito a cosa mi riferisco? Naturalmente, al pacco del terrone fuori sede.
Ormai è un’istituzione, un simbolo, uno status sociale. Tutti lo conoscono. Al punto che ci si può riferire a esso chiamandolo semplicemente “il pacco”, senza bisogno di specificare altro per essere capiti; al punto che si sprecano le leggende metropolitane che vedono “il pacco” come protagonista. Si narra che, se le Poste Italiane non siano ancora fallite, è solo grazie a “il pacco”. Secondo alcune intercettazioni, tre quarti delle telefonate fra il terrone fuori sede e la madre / il padre / la nonna / i parenti di ogni ordine e grado vertono su un’unica domanda: «Cosa vuoi che metta nel pacco?» (che – a spedizione effettuata – si trasforma in «Il pacco è arrivato?»). Alcuni (s)fortunati coinquilini del terrone fuori sede hanno testimoniato, con le lacrime agli occhi, di vivere nel terrore tra arance Made in Sicily che rotolano per i corridoi di casa e dispense stracolme, pronte a scoppiare.
Il terrone fuori sede lo sa che i supermercati esistono anche in Veneto. Lo sa che si può sopravvivere anche senza i cannoli. Sa anche che tra un mese tornerà a casa per le vacanze e allora sarà libero di mangiare arancini fino a esplodere. Sa che è bello assaggiare anche cibi nuovi e diversi. Sa tutto questo, ma non gli interessa: ha bisogno del suo pacco per essere felice. E pur di averlo è disposto a sopportare persino le prese in giro dei suoi amici polentoni. Che poi, però, si autoinvitano a cena.

Elisa Pino

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