Hot lines

«Buongiorno, vorrei iscrivermi alla facoltà di Scienze Motorie».
«Ma se nel piano di Economia Aziendale c’è scritto che è consigliata la magistrale, mentre in quello di Economia e Commercio no, vuol dire che se faccio Economia e Commercio poi non potrei più proseguire?»
«Salve, mi dica tutti i corsi senza test d’ingresso della vostra università».
«Salve, mi sa dire il mio voto di laurea?»
«Ma se faccio Lettere lo trovo un lavoro?»
«Il test di Medicina è impossibile; vorrei provare Infermieristica perché è più facile».
«Pronto? Chiamo per una cugina di un’amica della zia di mio nonno che studia in Colombia e vorrebbe trasferirsi da voi. Le riconoscete gli esami, vero?».
«Pronto? Vorrei sapere se mio figlio va all’università, perché esce di casa ma non so se ci vada davvero».

Domandare è lecito. Di più: è il sale della consapevolezza. La disinformazione oggi, in una dimensione così congestionata, ci deve spaventare. Ci nutriamo, ci vestiamo e viviamo di cose che spesso nemmeno noi capiamo. Tendiamo a farci soffocare da un sempre più diffuso passivismo, sperando forse che tutto si risolva in maniera completamente indolore e naturale. Insomma, carpe diem, quam minimum credula postero.
Se lo slancio oraziano pare oggi a tratti superato, c’è ancora chi non crede nel domani, ma soltanto in una cornetta. Stare al passo con un mondo in cui veniamo costantemente bersagliati di informazioni e notizie che si generano con la stessa rapidità con cui si autodistruggono richiede una preparazione atletica non indifferente. Allora c’è chi corre, reduce da anni di allenamenti nei quali, per sapere, occorreva comprare un quotidiano, consultare archivi e biblioteche, recarsi allo sportello più vicino o prendere le Pagine Gialle e chiamare. Statistiche autorevoli circa gli habitués delle linee telefoniche dell’Ufficio Orientamento dell’Università di Verona dimostrano che il 98% degli irriducibili della cornetta sono solitamente individui di entrambi i sessi tra i 40 e i 55 anni con prole a carico intenzionata a iscriversi all’università. Perché si sa, la scelta dell’ateneo andrebbe valutata con cura e i ragazzi, figli della pigrizia anti-oraziana, sono spesso poco inclini ad andare oltre il click.

Questa piccola ma compatta compagine armata sa deliziare con adorabili richieste dense di amore materno:
«Buongiorno. Mia figlia vorrebbe iscriversi alla simulazione di Professioni Sanitarie, ma sul sito non riesce».
«Mi dispiace, signora, abbiamo raggiunto il numero massimo di iscrizioni e sono già state pubblicate anche le liste».
«No, ma ci deve essere un modo per inserire anche mia figlia. Cioè, mia figlia vuole fare il test; mia figlia è solo arrivata un po’ in ritardo; mia figlia! Mi faccia parlare con un suo superiore».
«Salve. Mio figlio si è iscritto al test a Trento, ha messo come prima sede Verona, ma vorrebbe sostenere il test a Rovereto e frequentare a Padova. Cosa possiamo fare a questo punto?».
Com’è chiaro dalle percentuali sopra riportate, non tutta l’utenza è ascrivibile al meraviglioso girone dei genitori apprensivi; anche gli studenti chiamano e non solo studiano, ma a volte insegnano.
«Buongiorno. Vorrei sapere se mi devo presentare alla mia laurea».
Silenzio.

A volte (sia ben chiaro, non sempre) oltre la domanda più ingenua si cela un qualcosa di più profondo, di più intimo. Può capitare che ci si informi per avere delle conferme, per sentirsi dire cose che da tempo rimbalzano solo nella propria testa, senza riscontro.
«Sa, perché lavoro e io non sono più molto giovane e allora non so se fanno per me certe cose».
«Sa cosa le dico? Prenda il lavoro, attacchi la cornetta, si infili quella coroncina d’alloro e si goda il momento. Se l’è meritato».

Lucia Malaguti

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