Non leggetemi

L’estate non è finita. Ma andate in pace lo stesso.

Quando il parroco chiudeva la messa domenicale mandandoci in pace per me la pace erano le caramelle che ci regalava la catechista e che potevo finalmente mangiare in macchina agonizzante con il mal di pancia mentre andavo dalla nonna dove ad aspettarmi c’era la lasagna, ed anche lei aveva il sapore della pace.

Così per me la pace è sempre stata una cosa bella perché ogni volta che qualcuno mi mandava in pace c’era una messa finita e un pranzo servito.
Oggi se ci mandiamo bonariamente in pace al massimo mastichiamo una smorfia e facciamo finta di tollerarci, ma niente nonna, e niente lasagna.

Così l’estate.

Non si chiude con agosto né viene sciolta dalle prime piogge o dagli effluvi degli
infusi diuretici che sorseggiamo dissimulando il disgusto con manierismi da tastiera e rozzi esibizionismi da web star.

Che bello l’autunno.
Rassegnazione o ipocrisia? Ci piace davvero o ci stiamo dando l’ennesima occasione per riscattarci da un’estate che forse, anche quest’anno, non è stata all’altezza dello yacht stereotipato e dei balletti alcolici in micro bikini?

Penso che quella appena trascorsa sia in assoluto la stagione più sopravvalutata, martoriata di aspettative che vanno sempre nella stessa direzione. #SUN #HEART #LOVE.

Il rovente bisogno di ostentare ogni magnifico istante della nostra esistenza tuttavia non tramonta nemmeno con l’ultimo sole d’agosto ed io questo quasi lo capisco e lo trovo estremamente poetico.

In fondo l’estate e il sole sono dentro di noi. Sono nella tazza, sono nell’esame di settembre. Un’estate vissuta sui libri è concepita quasi come la ragazzina emarginata, bruttina, che non sfrutta le proprie potenzialità. I social non fanno che raccontarcelo. Ostentare però non è vivere, non è essere, è sopravvivere in una costante paresi.

Sogno un’umanità umana, curiosa, avida di stimoli, che sappia indagare prima di punire.

Sogno un mondo scomodo, che senta il bisogno di muoversi e di spogliarsi.

Esistono, attorno a voi, più vicine di quanto crediate o sentiate, cose bellissime. Persone che parlano e offrono chiavi nuove, punti di vista inesplorati. Realtà che voi, che non mi leggete, non volete e non potete conoscere.

È triste rendersi conto di come, soprattutto quelle persone che scelgono di sapere, spesso non siano disposte a giocare con sé stesse e a ridimensionare il proprio piccolo angusto angolo di esistenza, come naufraghi compiaciuti che non vogliono imparare a nuotare. Quelle persone sono in uno stato di pace perenne.

Sogno un mondo versatile. In cui il pregiudizio sia rigettato dai dizionari e vomitato dai lattanti. In cui la derisione venga schiacciata da un’informazione consapevole e in cui il facile moralismo non sia così facile, ma richieda un’analisi più attenta e insidiosa.

Sogno che queste parole non vengano lette da chi non è disposto nemmeno a sognare.

Non leggetemi, perché non mi meritate.

Non meritate l’autunno, e il mondo oltre lo schermo.

Non meritate di conoscere me e questa realtà.

Non meritate di sapere cosa vi perdete.

Perché siete già abbastanza persi e nemmeno lo sapete.

Lucia Malaguti

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