Tornare è un po’ morire

Diciamocelo chiaramente: la fine dell’estate è una tragedia. E se specie intelligenti e progredite hanno risolto il problema con il letargo, a noi – che non siamo né intelligenti né progrediti – tocca tornare a vivere. Compito gravoso, sì, ma dal quale è impossibile esimersi. Persino il terrone fuori sede, che ha passato gli ultimi mesi fingendo che ottobre non sarebbe mai arrivato, ormai deve rassegnarsi: è giunto il momento di tornare a Verona, a Milano, a Bologna, o qualunque altro posto sia diventato – per necessità, masochismo, spirito d’avventura, o magari tutte e tre le cose insieme – la sua seconda casa.

Vi sembra facile? Be’, non lo è.

Superata la fase di diniego e accettato che il rientro in terra nemica è imminente ed inevitabile, il terrone fuori sede diventa improvvisamente emotivo e sentimentale. E piange: davanti alla granita, pensando alla prossima volta in cui potrà mangiarla; mentre se ne sta a mollo al mare col sole in faccia, consapevole che per un po’ dovrà accontentarsi dell’Adige e della nebbia; quando la mamma porta in tavola le lasagne, per niente pronto a tornare al suo menù a base di scatolette varie.

Il terrone fuori sede, però, non può abbandonarsi alla depressione: ci sono altre cosa a cui pensare. I saluti, innanzitutto. Nonni, zii, cugini e parenti lontani magari visti una sola volta, quindici anni prima: è praticamente un tour. Ogni tappa è accompagnata da baci, abbracci e raccomandazioni, mentre la struggente My heart will go on passa in sottofondo. Dopo aver salutato anche la nipote dello zio del cugino di sua nonna, il terrone fuori sede può finalmente dedicarsi alla preparazione dei bagagli: un’operazione complessa, a metà tra l’arte e la scienza, in cui è ormai un esperto capace di ottenere La Valigia Perfetta, nella quale, tra un paio di jeans e uno di scarpe, ci sono mezzo chilogrammi di arance e un vasetto di passata di pomodoro fatta in casa. Al terrone fuori sede rimane un’unica prova da superare: il viaggio. Fra traghetti, treni, aerei e autostrade in costruzione da vent’anni, la risalita gli costa ogni volta un sacco di soldi, quindici ore di vita e tanta salute.

Arrivato finalmente al nord, il terrone fuori sede ha tanta voglia di buttarsi per terra, battere i pugni e frignare. La disperazione non dura molto, però; giusto il tempo di ricevere la telefonata di un amico che gli propone un aperitivo. Del resto, si sa, lo spritz come in Veneto non lo fanno da nessuna parte. Nemmeno in Sicilia.

Elisa Pino

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