Il Natale del terrone fuori sede

Le lucine ovunque, i mercatini, il vin brulé, il freddo, Mariah Carey che da ogni altoparlante ci ricorda che All I want for Christmas is you: il Natale è alle porte.

E in base allo spirito con cui lo si affronta, le categorie che si possono individuare sono tradizionalmente due.La prima è composta da coloro i quali aspettano questo periodo per tutto l’anno, trepidanti, e il primo giorno di dicembre sono pronti a sfoderare il cappellino da Santa Klaus e uno smodato entusiasmo, convinti che la magia del Natale renda tutto più bello. Alla seconda appartiene invece chi prova l’impulso di cavarsi gli occhi con un cucchiaino alla vista del primo abete addobbato, in perfetto stile Grinch. Non finisce qui, però.

Esiste infatti una terza categoria, popolata da quelle mitologiche e affascinanti creature che comunemente chiamiamo terroni fuori sede. Ormai abbiamo imparato a voler loro bene, nonostante l’accento bizzarro, la devozione per il cibo – sarebbero capaci di rendere delizioso persino un pezzo di gomma: il segreto è friggerlo e condirlo a dovere – e altre stranezze. Per loro, il Natale è tutta un’altra storia rispetto alla ricorrenza che il resto del mondo conosce e festeggia. E si articola in varie fasi.

Fase 1: il biglietto. L’estate deve ancora finire, e il terrone fuori sede sta già consultando – negli occhi una luce folle, maniacale – i siti di ogni compagnia di trasporto esistente. L’impresa è ardua: trovare un modo per tornare in terra natia durante le vacanze natalizie, cercando di non spendere una somma che sarebbe sufficiente per pagare le tasse universitarie dei prossimi anni. Quando è sul punto di perdere le speranze e arrendersi al fatto che l’unica alternativa al trascorrere il Natale in Veneto sia l’autostop, ecco che riesce ad accaparrarsi un biglietto aereo solo andata, con scalo a Singapore, per la modica cifra di 300 euro. Un affarone da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

Fase 2: gli annunci. Una volta acquistato il biglietto, il terrone fuori sede ha il diritto e il dovere di fare sapere a chiunque respiri che tale giorno alla tale ora sarà giù. La prima a ricevere la comunicazione è ovviamente la nonna. «Cosa? Tra due mesi e quindici giorni torni a casa, e me lo dici solo adesso? Mi metto a cucinare subito allora, altrimenti non faccio in tempo».

Fase 3: i preparativi. Il terrone fuori sede è finalmente di nuovo al sud. Dopo un primo momento di shock nel constatare che ci sono 15 gradi, che il sole non si è spento come pensava e che uscire senza guanti non implica la perdita delle dita, può dedicarsi ai preparativi. I regali, il presepe e soprattutto il menù.

Fase 4: i festeggiamenti. Eccoci finalmente al momento clou del Natale del terrone fuori sede. Tuttavia, definirlo “momento” è quanto mai fuorviante, dato che i festeggiamenti cominciano il 24 dicembre e non si interrompono prima del 6 gennaio. In mezzo, c’è praticamente di tutto: cugini di ottavo grado, bische clandestine di tressette, lo zio simpatico che grida «Tombola!» al primo numero estratto. E tonnellate di cibo. E domande del cazzo, ovviamente.
Non è che ti trovi un fidanzatino veneto e rimani là? Ci sto pensando, almeno non dovrei più vederti. Ma mangi? No, mi nutro di nebbia. Ti copri per bene quando esci? Macché, giro in bikini e pareo, e a volte faccio anche un tuffo nell’Adige. È vero che i nordici sono un po’ freddini? Certo, sono come i Dissennatori: si nutrono della felicità altrui.
Ci sono poi le domande che tutti gli studenti universitari si sentono sempre rivolgere, che siano terroni fuori sede o meno – com’è andato l’esame, quanti esami ti mancano, ma quando ti laurei – e quelle che invece i terroni fuori sede sono abituati a sentire ogni volta che tornano a casa, indipendentemente dal periodo – quando sei arrivato, quando riparti, quando scendi di nuovo.
Il terrone fuori sede vorrebbe solo mandare tutti a quel paese, ma padroneggia ormai la nobile arte del Rispondere Sorridendo. Inoltre, sotto sotto, è felice di tutte queste attenzioni, perché ha talmente tanta voglia di liberarsene che è meno difficile affrontare l’ultima fase.

Fase 5: il ritorno. Salutare amici e famiglia è sempre triste, certo, ma non è questo che rende tanto doloroso il ritorno del terrone fuori sede al nord. A essere veramente doloroso è il risalire sulla bilancia a vacanze finite.

Elisa Pino

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