(Io,) ME and Deboe

Folk rock londinese, voci penetranti e ritmi ispanici: ecco i tre magici ingredienti che rendono le ME and Deboe la band perfetta per iniziare bene la nuova stagione musicale veronese.

Come un caldo soffio di vento primaverile, le note delle canzoni suonate da Elise e Sarah, due affascinanti chitarriste e cantanti londinesi, sono giunte venerdì 3 marzo fino a Verona, precisamente presso l’Osteria ai Preti.

Per l’intervista Riccardo, il fotografo, ed io ci siamo rivolti al gentile proprietario dell’osteria, Alessandro, che ci ha accompagnato dalle ragazze, intente a sorseggiare lemonsoda.
Ha fatto quasi strano vedere musicisti che non si sbronzano prima di suonare.

 

Da sinistra: Sarah Deboe, Elise Mercy ed io.

Si presentano: sono ragazze miti e disponibili, visi puliti e sorrisi che potrebbero sciogliere qualsiasi nodo alla gola: niente a che vedere con la stereotipata visione delle ragazze-scimmia inglesi.

 

Classica ragazza inglese.

Parliamo del loro tour italiano, che concluderanno con una data a Vicenza il 5 marzo, di quanto piaccia loro l’Italia e del loro rapporto con la musica, nonché di quanto sperino di essere considerate “umane” dal pubblico.
Di primo acchito quest’affermazione potrebbe suonare stravagante, ma vorrei ricordare che Sarah ed Elise sono un duo cantautorale femminile, in tour in Italia e che bazzica di osteria in osteria suonando per delle persone che usano le scatarrate come pause riflessive all’interno dei discorsi.
Un po’ capisco il loro timore.
Nonostante ciò, sono ragazze che amano viaggiare, conoscere gente nuova (più o meno civile) e suonare dal vivo: e sembrano molto determinate.
Parlando con loro vis-à-vis ciò che mi ha colpito di più sono stati i loro sguardi: brillavano di quella luce che ti fa provare quasi imbarazzo tant’è l’energia e l’emozione che trasmettono. Una prova inconfutabile di quanto sia importante per loro suonare e vivere emozioni sempre nuove, a contatto con le persone.
Gli occhi brillano così solo a coloro che amano ciò che fanno.
E anche a quelli sotto acidi.

Parliamo poi dei loro due EP, l’omonimo “ME and Deboe” e “Here they Come“, nonché delle loro accattivanti reinterpretazioni di canzoni che spaziano da Running Up That Hills della meravigliosa Kate Bush a Come Together dei The Beatles, dicendomi che sono in fase di scrittura e che, presto, dovrebbe uscire un nuovo album.
Nell’attesa che separa l’ennesimo ascolto di Forward dal lancio del prossimo disco, le ragazze hanno deciso di anticipare qualche pezzo nuovo durante il concerto.

Iniziano.
Palco spoglio, solo due chitarre, un paio di Boss TU-2 e due effetti a pedale non identificati, probabilmente un chorus e un riverbero.
Loro in piedi, lì con gli strumenti fra le braccia, sorridenti che trasudano emozione. I capelli cremisi selvaggi di Sarah, il viso angelico e la frangetta da Amelie di Elise e un gruppo di ubriachi che, per la prima volta nella loro vita, si trova a desiderare una donna in altro modo oltre a quello ereditato dai cromosomi comuni agli Scimpanzé.
Loro, vestite di nero con motivi floreali. Il pubblico, vestito di facce indistinte.
Sin dalla prima nota, si capisce con chi abbiamo a che fare: delle musiciste eccelse, eleganti e totalmente a loro agio sul palco.

 

Le due cantautrici in azione.

Elise ha una voce angelica, un timbro caldo e acuto davvero particolare; suona la chitarra con enorme grinta, usando la cassa come percussione a mo’ di accompagnamento nelle parti ritmiche della sua compagna.
Sarah ha una voce molto più profonda e suadente: perfetta binomio che rende le loro parti cantate piene e avvolgenti.
La chitarra sembra un prolungamento del suo corpo: padronanza dello strumento unita ad uno charme tutto “british“, ha reso l’esibizione accattivante come un pezzo di PJ Harvey.
Come lo Yin e lo Yang si completano e compensano a vicenda, rimpolpano i vuoti con armonie e colpi di tacco, rendono morbido il suono metallico delle corde, e ti avvolgono nella loro energia, facendoti vibrare le membra.
Ascoltarle fa sentire innamorati: vuoti e pieni allo stesso tempo: paradossale sensazione che, probabilmente, provò Ulisse all’ascolto del canto delle Sirene.

Ascoltare i brani da internet è stato emozionante: ma sentirli dal vivo è stato paragonabile, come direbbero ad Oxford (tra l’altro anche dalle loro parti, vedi te!) ad una gran scopata.

Fine concerto: mi sento in dovere di ringraziarle, compro loro una rosa, e loro contraccambiano regalandomi una loro maglia.
Torno a casa, ripenso al concerto, mi addormento.
Mi sveglio, ripenso al concerto, mi addormento.
E così, in loop.
Ecco cosa succede ad assistere ad un concerto di queste nordiche cantautrici: si entra nel vortice della fantasia, quello privo di uscite, nel quale il tuo unico desiderio è rimaner cullato dalle loro voci il più possibile.
Un anestetico senza obbligo di prescrizione.

 

Raul Fabio Riva

Traduzione dell’articolo in inglese a cura di:
Lara Romeo
Raul Fabio Riva

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