La Ronda cittadina di Andrea Amadori

Il 17 ottobre del ’66 sono disceso in campo
nella città di Ancona –quella mia–
che amo per complessione e geografia
e rondo per le salite e i lati mare.
La voce alta tipica, che non ritengo un vanto
Degli occhi azzurri buoni;
le gambe storte ed i capelli lunghi.
M’avrete visto suonar la batteria,
oppure in qualche cinema, giù, in fondo.”

Andrea Amadori si presenta così nell’aletta anteriore di Ronda cittadina, la sua prima raccolta di poesie uscite nel 2013:
Ci ho messo tutto il bello e pure il brutto;
ho fatto del mio meglio e del mio peggio.”
Di per sé non servirebbe aggiungere molto altro, perché già solo queste poche righe introduttive bastano a comprendere la sostanza di Amadori poeta.
Eppure vale realmente la pena insistere per approfondire e conoscere meglio la sua opera, che è racchiusa in un libricino di circa 160 pagine, bianco e nero, essenziale, appena una figura abbozzata in copertina, poesie sempre attuali, come quelle degne di questo nome.

È facilmente reperibile su internet e può essere anche ordinato in libreria; non sarò di certo io a dirvi come spendere i vostri soldi, soprattutto di questi tempi, ma a mio modesto parere Amadori merita fino all’ultimo centesimo.

L’opera è divisa in nove sezioni in cui è facile individuare i valori del poeta e i suoi affetti, soprattutto familiari, a cui è dedicata un’intera sezione che comprende anche la toccante morte della madre:
Ho patito
lo sbalzo, la caduta,
dal caldo del suo essere presenza
al gelo dell’assenza.”
Non mi spaventa non
averti per sempre
ma non averti adesso.”

Altre riflessioni sorgono su tematiche e ambientazioni quotidiane, dallo scambiare un bicchierino con l’amico al bar al guardare la televisione con il padre, e da qui notare la sempre più dilagante corsa contro il tempo per rallentare l’incombenza della vecchiaia, l’io poetico che si ribella alla superficialità che come una pellicola trasparente mette sotto vuoto l’indipendenza di pensiero, l’io poetico che invece ama godere delle piccole cose autentiche che contano davvero: Il resto –e lì sta il bello è il mio essere avverso– si fa solo per dire. Ed è quello che basta: autoritratto con le mani in tasca.”

Un ruolo centrale all’interno della raccolta lo ricopre la città di Ancona, che non fa da sfondo, ma ne è bensì la protagonista, nonostante nel titolo appaia solo come aggettivo di Ronda cittadina.
E perché Ronda?
Amadori è uno spirito sensibile e gentile, come può essere solo quello dei grandi poeti, coloro che riescono ad arrivare con la precisione di poche ma sostanziose righe alle corde più recondite dell’anima di chi legge.
Amadori non è un animo in pena, tutt’al più è tormentato dai colpi destabilizzanti della vita, colpi inevitabili e necessari, colpi che egli ha sempre sofferto, colpi che egli ha sempre superato.
Ed è la maledizione di un animo di tale intelligenza e consapevolezza: elaborare il dolore per le strade più tortuose, le strade più tortuose di un’Ancona che non è solo una città, ma anche l’anima del poeta, in cui ogni strada è venatura, dar vita a poesie cariche del suo vissuto, un vissuto comprensibile e coinvolgente, un vissuto che non si compatisce ma si condivide, un vissuto tra quelle strade anconetane tra salite e discese, tra il porto e il mare, il centro antico e le architetture fasciste, tra gli esseri umani che la popolano e la rendono viva; per citare Marco Dominici nella postfazione: “[…] come se la realtà stessa fosse scritta in settenari, in sineddochi, in metafore, e il poeta fosse solo l’interprete di questa trama intima del reale e ce ne rendesse partecipi. A volte è come se Amadori non scrivesse, ma trascrivesse il mondo. Il suo è il nostro.”

Chi si salva?
Non è data risposta: è meglio avere una sola buona domanda che tante risposte.

In poche cose si è attaccabile come
nell’infanzia, la vecchiaia, la malattia.
L’amore.”

E fa male come un addio;
fa male come l’amore.
Vorresti riplasmare il mondo
le leggi assurde che lo governano
per poi trovarti tra le mani
due sconfitte:
l’impossibilità di farlo;
la spietata durezza d’accettarlo.”

Lara Romeo

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