Primavera: tempo di fiori, tempo di parole

La primavera è da sempre la mia stagione preferita. Le giornate che si allungano, le sciarpe e i cappotti relegati in un angolo dell’armadio, i tavolini dei bar che fanno di nuovo capolino all’aperto. Gli occhiali da sole in testa, i primi gelati, le sere in cui basta una giacca di jeans per proteggersi dalla brezza leggera, quando il freddo è ormai un ricordo ma il caldo torrido deve ancora arrivare. I colori che esplodono a ogni angolo, scacciando senza troppe cerimonie il grigio dell’inverno (e offrendo un sacco di materiale per Instagram – avete idea di quanti like si possono racimolare con una foto di glicini in fiore accompagnata dall’hashtag #spring?).

E soprattutto l’aria che si respira, che sa di rinascita e possibilità, di cumuli di cenere da cui risorgere e strade nuove da percorrere. Forse vi sembrerà una stronzata sentimentale – e vi chiederete perché questa stagione non mi faccia semplicemente venire in mente, come a qualsiasi persona sana di mente, l’allergia al polline che fa prepotentemente ritorno – ma per me è come se in primavera tutto, e non soltanto i fiori, sbocciasse.

Le menti dietro Il maggio dei libri sembrano essere d’accordo con me: è questo il mese in cui per loro, insieme alla natura, la voglia di leggere si desta dal torpore; ed è questo il mese che non a caso hanno voluto dedicare al mondo della carta e dell’inchiostro. Un bellissimo regalo per chi, come me, di questo mondo è innamorato; ma soprattutto un’opportunità per chi l’ha sempre guardato da lontano, con occhi diffidenti, e adesso potrebbe andargli vicino, scoprirlo timidamente e rendersi conto che, dopotutto, è un mondo niente male.

Nata nel 2011 e quindi giunta alla sua settima edizione, Il maggio dei libri è una campagna che, da nord a sud dello stivale, vuole incoraggiare la lettura, sottolineando il valore che ricopre nella crescita personale, sociale e civile di ognuno. Il metodo è semplice e permette a chiunque – ma proprio a chiunque, dalle scuole alle librerie passando per le strutture di reinserimento sociale, come le carceri e le comunità terapeutiche – di partecipare: basta avere in mente un’idea che possa aiutare a promuovere la lettura e inserirla nella banca dati online. Il sito ilmaggiodeilibri.it sarà un contenitore di attività di ogni tipo, smistate per regione: reading ad alta voce oppure all’aria aperta, incontri letterari, bookcrossing, laboratori, maratone di lettura e chi più ne ha più ne metta. L’edizione di quest’anno avrà inizio il 23 aprile, in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’Unesco, e andrà avanti fino al 31 maggio; sarà dedicata, in particolare, al tema della lettura come strumento di benessere. Gli eventi in programma sono già tantissimi – il Veneto, con i suoi oltre 50, si difende bene – e vi basterà spulciare su internet per conoscere quelli più vicini a casa vostra (e più vicini, naturalmente, alla vostre inclinazioni).

Io, di progetti di questo tipo, vorrei ce ne fossero molti, molti di più. Perché? Perché credo nelle parole. Nella loro bellezza, nel loro potere, nella loro forza. Ci credo con fermezza, ci credo nonostante – o forse proprio per questo – vengano svilite ogni giorno un po’ di più. E perché, con la stessa ostinata risolutezza, credo nell’importanza di farle conoscere. Con la loro bellezza, il loro potere, la loro forza.

Di parole, nel corso della mia vita da accanita lettrice, ne ho incontrate talmente tante che ormai ho perso il conto. E mentre alcune mi sono scivolate accanto senza neanche sfiorarmi e altre sono in breve finite nel dimenticatoio, ce ne sono altre ancora che ricordo, che sono diventate mie, che sento grattare da qualche parte. Sono parole che sono state capaci di far sbocciare qualcosa dentro di me. Un po’ come la primavera. Lasciate perdere il glicine, lasciate perdere Instagram, lasciate perdere gli hashtag e i like. Lo vedete quel fiore che spunta con coraggio dall’asfalto? È questo che le parole fanno con chi è pronto ad accoglierle: danno vita a qualcosa di buono anche in mezzo al cemento.

Elisa Pino

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