Perché abbiamo bisogno di Wonder Woman

È arrivato da pochi giorni l’adattamento cinematografico di Wonder Woman, personaggio a cui non servono introduzioni. Da anni siamo abituati a vedere i nostri personaggi preferiti scappare dalle statiche pagine dei fumetti per prendere vita nei film. Che siano vecchie serie televisive o nuovi blockbusters, la cosa ormai non ci sorprende più, e dopo molti flop si è giunti a una ricetta perfetta per un cinecomics di successo. Un misto di realtà e finzione, ma mai senza esagerare, altrimenti si rischia il ridicolo (i film di Batman con George Clooney ne sono uno sfortunato esempio).

La DC, cavalcando l’onda della crescita di popolarità di questo genere, ha quindi deciso di produrre il tanto agognato film di Wonder Woman. Ma perché si è dovuto aspettare tanto? Pensiamo agli altri due “grandi” della DC: Batman e Superman. A Bruce Wayne sono stati dedicati 8 film e due serie tv, a Clark Kent 7 film e 3 serie tv, a Diana Prince solamente una serie tv del 1975.
Molti argomentavano che la storia non avrebbe avuto seguito in una trasposizione cinematografica, ma come molti altri film dimostrano questo non è vero: non è il personaggio che non funziona, bensì l’atteggiamento nei suoi confronti. L’ambientazione storica si è rivelata efficace in Captain America, i riferimenti alla mitologia in Thor, e una protagonista femminile in Hunger Games (il quale non fa parte della categoria dei cinecomics, ma è un esempio calzante).
È quindi evidente che non si è trattato di una difficoltà di trasposizione dal cartaceo al cinema; molti infatti accusano la DC, e il mondo dei fumetti in generale, di sessismo. Perché, nonostante molti dei lettori “nerd” siano ragazze, nella lista dei 100 migliori supereroi dei fumetti, redatta dal sito IGN, solo 13 donne sono presenti, con l’Amazzone al quinto posto. Una situazione per molti intollerabile, in quanto le donne costituiscono una buona fetta del pubblico dei cinecomics, e dei fumetti stessi.
Per questo motivo l’avvento di Wonder Woman al cinema – un passo che finalmente le permette di lasciare le pagine stampate – è così importante per molte ragazze, me compresa. Non bisogna infatti dimenticare la storia del personaggio, nato e concepito come icona femminista dal suo creatore William Moultom Marston. Fin dalla sua nascita ha dovuto superare innumerevoli sfide, non solo inventate, ma anche nella vita reale. È stata accusata, poco dopo i primi numeri, di traviare i giovani con i suoi vestiti succinti e gli atteggiamenti ribelli, e perfino di promuovere l’omosessualità a causa della sua terra natale, l’Isola Paradiso, da molti associata a Lesbo (e non per il paesaggio). Ma le critiche non si sono fermate agli anni Sessanta, e continuano tuttora, come dimostra la campagna per boicottare il suo ruolo come ambasciatrice delle Nazioni Unite.

«È allarmante che le Nazioni Unite considerino di usare un personaggio con una immagine apertamente sessualizzata in un tempo in cui le prime pagine dei giornali negli Stati Uniti e nel mondo riguardano l’oggettificazione di donne e ragazze. (…) La morale della favola sembra essere che le Nazioni Unite sono state incapaci di trovare una vera donna che potrebbe essere campionessa dei diritti di TUTTE le donne riguardo al problema dell’eguaglianza di genere e la lotta per la loro auto affermazione».
— Membri preoccupati dello staff delle Nazioni Unite

Peccato che questa petizione, a parere di molti, ignori completamente tutta la storia di Wonder Woman, le sue lotte, e quello che rappresenta. In questo modo stanno dicendo che una donna non può essere bella, avere dei grandi seni e una vita stretta, e allo stesso tempo essere intelligente e forte. Wonder Woman non è “svestita” per compiacere gli ormoni del pubblico, ma perché è fiera e sicura del suo corpo, come dovrebbero essere tutte le ragazze. In più, questo ragionamento avrebbe senso se gli altri super eroi maschili non fossero rappresentati come l’ideale dell’uomo perfetto, anche loro sessualizzati in modo estremo, ma basta pensare a Superman, con i suoi addominali scolpiti e il costume aderente per essere smentiti.
Come dice il creatore della principessa guerriera: «Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman ed in più il fascino di una donna brava e bella».
Un altro punto della critica è inoltre rivolto al fatto che le Nazioni Unite abbiano scelto una figura inventata, non una donna in carne e ossa. Ormai però Wonder Woman è molto più di un personaggio dei fumetti: è un simbolo e, citando V per Vendetta, «Sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli. Da solo un simbolo è privo di significato, ma con un bel numero di persone alle spalle (…) può cambiare il mondo».

Silvia Pegurri

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