Recensione (trash): Sirene napoletane

Chi non ha mai visto un episodio di Mermaid Melody o di H2O? Oppure chi non ha sognato a occhi aperti con la Sirenetta? Eppure qualcosa mancava, nessuna di queste storie riusciva a dare il giusto input al pubblico italiano. Ma non preoccupatevi, la Rai ha trovato la soluzione: sirene napoletane. Ebbene sì, si è arrivati anche a questo. Il mix perfettamente trash e disagiato tra telenovelas di bassa lega, stereotipi sulle sirene e una serie comica che in verità fa più piangere che ridere. Immaginate Ariel che invece di cantare “In fondo al mar” si diletta in canzoni neomelodiche in stile Boss delle cerimonie.
Ma cominciamo dall’inizio.
La pluricentenaria sirena Yara lascia i mari con tutta la sua famiglia per cercare il suo amore, il tritone Ares, scomparso sulla terraferma. Dopo un incidente incontra però Salvatore, un umano che sfrutterà per trovare un appartamento, avere cibo e trasporto gratis, che ipnotizzerà per ottenere quello che vuole quando vuole. Non si chiama sfruttamento, no, è vera amicizia. Ma dove sarà mai Ares? Dopo una serie di peripezie si scopre che il tritone, vero e unico amore della nostra Yara, è conosciuto a Napoli con il pittoresco nome di Gegè De Simone, e che ora gioca a pallanuoto. Come si sia procurato i documenti falsi per fare in modo che questo succeda, oppure dove abbia trovato i soldi per vivere, non viene spiegato, almeno non nella prima puntata. Mistero della fede, è così e basta.

Con il tempo impariamo a conoscere meglio Yara, e capiamo perché Gegè sia scappato. Nella società delle sirene i tritoni sono trattati quasi come schiavi, il cui unico ruolo è quello di sfornare piccole sirene e tritoncini per continuare la specie e obbedire alla sposa. Più o meno come una donna nel 1600 o una pancina del signor Distrugegre (se non lo conoscete cercatelo su facebook). Inoltre ora che sono sulla terra si accorgono delle differenze della società: in Italia secondo questa serie tv sono solamente gli uomini a comandare, le donne zitte ad ascoltare come delle belle bamboline. Emmeline Pankhurst in questo momento probabilmente si sta rivoltando nella tomba, maledicendo il fatto che nell’aldilà vengano trasmessi i programmi Rai.

Ma Yara è davvero innamorata e decide di chiarire le cose con Ares, nonostante lui le abbia chiaramente detto di essere innamorato di un’umana che sposerà a breve. Intanto Yara e Salvatore si avvicinano e tra i due scoppia un’amicizia. Si trasformerà in altro? Secondo la mia accurata e scontata analisi della trama, sì.

Intanto la sorella di Yara, una dolce e tenera bambina di circa sessant’anni, va in giro per il palazzo di Salvatore per fare amicizia con una cucciola di umano, rivelandole dopo 10 secondi di essere una sirena, incurante degli avvertimenti della madre e delle sorelle sulla pericolosità del fatto. Questa situazione creerà una sottotrama comica completamente inutile, in cui vediamo le sirene alle prese con le nuove tecnologie fornitegli dalla piccola amica. Il loro approccio è simile a quello di un qualunque cinquantenne buongiornista, ma hey, sono sirene quindi fa ridere! Ahahaha no.

E come possiamo dimenticarci dell’altra sorella, di cui mi sono già scordata il nome? La vediamo infatti contribuire al sociale grazie al suo volantinaggio compulsivo per salvare gli oceani dall’inquinamento. Poco importa che per produrre una tonnellata di cellulosa sia necessaria una tonnellata di carbone e tra le 35 e le 50 tonnellate d’acqua, e che quindi il volantinaggio non sia propriamente un’attività ecologica. E anche lei incontrerà un umano interessante, soprannominato “scorfanello” dai suoi simpaticissimi amici che lo sfruttano per avere le versioni di latino. La madre in tutto questo invece che aiutare le figlie a destreggiarsi nell’estraneo mondo degli umani decide di andare alla ricerca di alcune persone che ha salvato da un naufragio anni prima, nonostante questo potrebbe mettere a rischio il segreto delle sirene. Un segreto segretissimo che entro la prima puntata sarà già conosciuto da almeno due personaggi
umani. Le premesse quindi non sembrano buone, migliorerà con i prossimi episodi?

Non lo saprò mai, dato che non li guarderò, e spero che nemmeno voi lo facciate.

Stay foolish, stay trash.

Silvia Pegurri

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