Un pollo rosso su sfondo giallo

Il nome Mattia Labadessa è divenuto molto conosciuto negli ultimi tempi soprattutto per via di alcune dichiarazioni molto contestate. Ma non siamo qui per parlare di questo, piuttosto per presentare questo fumettista a chi ancora non lo conoscesse da vicino.

Ecco quindi le dichiarazioni di Mattia Labadessa in merito al suo uomo uccello e alle sue strisce comiche durante la presentazione del suo nuovo libro Mezza fetta di limone, avvenuta lo scorso 20 novembre a La Feltrinelli di Verona.

 

Ho sempre disegnato animali, ma poi circa 3 anni fa ho creato questo personaggio durante un momento in cui ero preso a disegnare ed era un omino però con un naso a forma di becco e ho pensato «Vabbè dai facciamolo» ma non c’è un significato o un concept dietro all’uccello, è semplicemente una cosa che mi piace. All’inizio era triste, nero, con il collo storto, ma continuando a disegnarlo negli anni si è migliorato diventando più “pop”, iconico e facilmente riconoscibile […]. Nemmeno i colori hanno un significato. Molti mi chiedono: perché il giallo? Non c’è un perché, è un abbinamento di colori che mi piace.

Anche la pagina è nata per caso, non puntavo a chissaché, questo non doveva essere il mio lavoro (in teoria). Ho aperto una pagina per creare un “contenitore” dei miei lavori, ho caricato 5 strisce dell’uomo-uccello e ho visto che piaceva e ho dato questa linea alla pagina […]. La maggior parte delle vignette che faccio sono prese da scene realmente accadute, tipo quella de Le Follie dell’Imperatore […] ed è da una sciocchezza così, che magari potrebbe non avere valore e che non pensi possa diventare virale su Facebook e invece poi è successo l’opposto e quindi capisci che anche le cose più banali possono piacere, dipende da come le racconti; è da come le racconti che dai un significato alle cose e agli eventi.

Quando ho scoperto che le mie strisce avevano successo stavo tipo WOOOHOOO e controllavo le notifiche in continuazione, non sapevo come affrontare la cosa e non trovavo nemmeno un riscontro nella vita vera, non ci pensavo nemmeno a fare un libro e pubblicare. Quindi è stato un macello, mi sono ritrovato dentro a un casino che non sapevo neanche gestire. Adesso, col tempo rientrerò nei binari capendo piano piano cosa fare, tipo capire cosa dire alle presentazioni.

Inizialmente ero più sciolto, quando i numeri sono bassi è più facile, ma quando crescono c’è la segnalazione su Facebook e l’inculata. Ho fatto una vignetta molto bella sulla necrofilia, ma non ne è un elogio, il messaggio non era «Che bello, facciamo sesso coi morti», ma era così per ridere, però è stata segnalata in massa ed è stata tolta da Facebook in 3-4 ore. E la seconda volta che mi è capitato era su una vignetta contro l’omofobia, però c’era il termine “ricchione” quindi me l’hanno segnalata e poi eliminata.

Perché purtroppo c’è gente che la vignetta non la legge nemmeno, non prova a capirla. C’è scritto ricchione? Ok, contro i gay, segnalo. Quella sulla necrofilia è stata segnalata per nudo. C’erano due uccelli nudi. Un uccello nudo. Non ha senso ma è così, devi stare alle regole di Facebook. Esiste la censura ed esiste un modo sbagliato di usarla, però così va e la mia pagina è “fisica”, sta lì e dopo sei o sette segnalazioni me la chiudono e il lavoro di 3 anni lo butto in fumo per disegnare uccelli che si scopano uccelle morte, quindi meglio evitare.

Facebook è una bestia e gli editori vedono i numeri, alcuni ti cercano perché gli piace il tuo lavoro, altri perché vedono i numeri e dicono «Vabbè, magari» […], infatti la mia prima pubblicazione era solo una raccolta di vignette; invece a questo libro ho provato a dare un senso, vediamo che succede. Così è nata la mia collaborazione con Shockdom. Non so ancora se fare una terza pubblicazione, sarà un percorso bello lungo […].

La mia ispirazione per questo libro è data principalmente da quello che vivo, dalle mie esperienze normalissime, infatti il libro racconta di un sabato sera qualunque. Ma la novità sono i due nuovi personaggi: Franco il tucano, anche se alcuni lo scambiano per un corvo, […] è un mio carissimo amico, che esiste e l’ho descritto nel libro com’è realmente; e poi Wilson che è un coniglio nano ed è il mio coniglio nano, che si chiama Wilson e che ho preso e buttato nel libro. Anche se molte cose sono messe un pò a caso, come per l’uccello e per Fanco. Invece per Wilson c’è un pò un significato: nel libro è un tossico, sta sempre fatto. È un po’ una cagata, ma il mio coniglio mangia sempre il fieno e nel libro fuma sempre paglie, basta. Per il resto tutto a caso.

Ho un processo di lavoro che è completamente casuale, a volte cambio stile ma perché mi sto ancora evolvendo, anche per esigenze come in questo libro, perché sono una persona che si stanca molto in fretta delle cose e il cambiamento di stile è dato anche da questo e devo dire che mi piace, sono soddisfatto.

Sono contento del fatto che ho la possibilità di fare questo, cioè raccontare una storia scritta da me e raccontata da me. Non era uno dei miei sogni però e poi diventato uno dei miei obiettivi; mi piace tantissimo e ora voglio fare questo. Solo che c’è un lato negativo: il fatto che questo personaggio sia nato su Facebook mette mille paletti, non per il lato di arrivare alle persone (anche perché con Facebook diventa molto più facile) però è un personaggio che poi si lega e diventa una macchietta. Cioè, lo voglio prendere più sul serio, voglio dire qualcosa che non sia Le Follie dell’Imperatore o Vomitaco, però Vomitaco è più forte di tutto il resto che dico. Posso fare 30 vignette dove ci lavoro un sacco e mi piacciono un casino, però poi c’è Vomitaco e basta quello per renderti virale. E secondo me l’uomo uccello e il progetto Labadessa perde in generale, perché su Facebook la gente vede la vignetta più spammata in generale e la gente pensa che tu faccia solo quello. Però non mi sono stancato dell’uomo-uccello, ma del suo fare un po cafone sì, infatti per un periodo l’ho abbandonato e mi accusavano di esser diventato un pò depresso […], ma poi ho capito che non mi devo preoccupare e devo solo fare quello che voglio, cioè disegnare.

Io disegno sempre. Non c’è un giorno in cui non disegni. Adesso mi sto azzeccando molto con un altro personaggio, un uomo dalla testa di pesce, un personaggio veramente carino con del potenziale, anche degli alieni nati in una tre giorni brutale in cui mi sono chiuso in camera da solo a fumare tutto quello che avevo. Ho cominciato a disegnare alieni e ho riempito tre agende di alieni. Mi piace molto quel personaggio, volevo creare degli sticker per Facebook solo che poi ho scoperto che ce ne sono già quasi uguali, o forse no, ho difficoltà a ricordare. C’è un progetto che sto portando avanti di cui non posso dire nulla se non che questo alieno sarà uno dei personaggi principali.

Oltre a questo, adesso sto portando avanti un’idea con dei miei amici che non c’entra nulla con Labadessa che è un manga, un collettivo. Abbiamo preso uno spazio a Napoli e stiamo lavorando per creare degli eventi, forse una rivista, forse delle spillette. Non sappiamo ancora niente, a caso. Quindi sto cercando di portare avanti un’idea da graphic designer più che da illustratore.

Per concludere capita spesso che sulla pagina mi chiedono che musica ascolto mentre disegno, così ho fatto una playlist su Spotify, si chiama Labadessa, nella speranza poi di aggiornarla in modo che altri disegnatori o chiunque altro potesse entrare nel mio mood. Però non l’ho mai aggiornata, quindi sta lì con trenta pezzi.

Ah, ve lo dico: non mi sono mai laureato.

Pietro Pertegato

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