Capodanno in Piazza Bra

Avete presente quando fino al 30 dicembre non avete organizzato un cazzo per capodanno? Sentite quell’ansia di dover fare qualcosa, quella voglia di tutto e di nulla? Cos’è in realtà questo tutto e questo nulla? È risaputo che ognuno, intimamente, quando dicembre giunge al termine, desidera sfasciarsi per dimenticare il passaggio di transizione da un anno all’altro e alla fine, se nulla tiene, un progetto vale l’altro. In questo giorno c’è come un richiamo e un desiderio di connessione cosmica con l’intera umanità in stato di sfacelo che permette la caduta temporanea di ogni barriera sociale. La strada, si trasforma in un circo senza tendone dove gli animali siamo proprio noi: possiamo essere i protagonisti e le attrazioni dello show soltanto per questa fatidica notte! Ecco, questa intima connessione unita a zero programmi in quel di Verona ti fa capitare in piazza Bra, a festeggiarlo tra cocci di bottiglie, gente che piscia ovunque e gruppi che fanno musica di merda… però, ecco, ci sono i fuochi d’artificio! Ma partiamo dall’inizio.

Il nostro 31 è cominciato con una cassa di birra, due bottiglie di vino, una di anima nera, un po’ di vodka liscia buttata in un frullatore con due mele e delle arance quasi andate, due bottiglie di prosecco, una di aperol, quattro birre artigianali, della pastasciutta, una casa, la mia ragazza, quattro amici e qualche bestemmia perché il pavimento si muoveva (sì, lo so, il bere era poco, ma ci impegneremo di più la prossima volta). La cassa di birra si è volatilizzata nel giro di un torneo di beer pong, neanche il tempo di mettere giù i bicchieri e già dovevamo stare attenti a non spaccare le bottiglie in equilibrio su ogni mobile. La mia compagna di squadra è cresciuta in mezzo ai lupi bianchi della Russia, attaccata a una bottiglia di vodka per non morire assiderata, quindi è stato facile avere la meglio: in realtà avevamo già vinto in partenza. Dovete sapere che la giacca che mi portavo addosso (tipo un koala che ti abbraccia) è come uno zaino scout: può portare fino a otto bottiglie di medie dimensioni. Una volta preparati gli intrugli, mi sono trasformato in un barman mobile al servizio della ciurma. A ogni bottiglia era assegnato un numero da 1 a 3; quando avevi voglia di bere ne dichiaravi uno e il tuo fato era deciso. È stato faticoso trovare piazza Brà nonostante sia nato a Verona e ancora intrappolato qui, tra questi mattoni, da ventiquattro anni. Sul palco si esibivano i Soul System, dei musicisti eccezionali; il cantante era addirittura in grado di cantare senza microfono, ballando e con la bocca chiusa. Ogni giorno mi stupisco sempre più del genere umano, siamo proprio senza limiti! Il preludio ai rintocchi fatali è stato accompagnato da danze scatenate con 4 turisti indiani che continuavano a farsi selfie con me e fare da specchio alle mie performance di ballo completamente scoordinate, ma evidentemente di tendenza. Ecco, credo di essermi sentito come Michael Jackson quando ha inventato il “moonwalk” (i passetti all’indietro strisciando i piedi). Ogni tanto mi giravo verso i miei compagni per mostrare loro il mio sguardo confuso e ridere per la reciproca scompostezza facciale. Il rituale di passaggio dal 31 al primo non l’ho sentito, anzi stavo per baciare il mio migliore amico, fortuna che ho visto la barba in tempo (se no la mia ragazza si sarebbe ingelosita). Tornati a casa ho continuato a bere birra con l’ultimo highlander rimasto finché, brindando, si è sdraiato su una sedia e non ha proferito parola fino al giorno dopo.

Capodanno in piazza Bra, se passate da Verona, è un must, anche solo per vedere la fauna locale; noi veronesi beviamo, è risaputo, e da sbronzi possiamo essere i migliori amici: molesti, divertenti ed estroversi. Tutto questo sembra un modo ironico per tirare merda su Verona, ma in realtà amo la mia città e la trovo molto stimolante; però, ecco, sono una persona orribile e questo è il mio modo per dire che apprezzo le cose.

 

Edoardo Cipriani

 

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