Dai sextoys ai sexbot: l’avvento delle bambole-robot sessuali

«I’m your slave, I’m your worker. We are programmed just to do anything you wants us
to. We are the robots!»
«Mi accontenterei di te pure se fossi un clone, anzi mi sa che questa qua è la soluzione. Ti clonerò, ti clonerò perché so che così ti avrò tutta per me!»

Molto probabilmente molti di voi durante la lettura di queste brevi strofe avranno sorriso nel riconoscere che la prima appartiene a The Robots dei Kraftwerk, uno dei gruppi capisaldi della musica elettronica tedesca anni Settanta e Ottanta, e la seconda a Ti clonerò di Caparezza.
Due noti pezzi musicali che, pur essendo legati a contesti storico sociali distanti quarant’anni uno dall’altro, annunciano l’inevitabile avvento e coinvolgimento degli automi sia nella sfera lavorativa che in quella affettivo-sessuale di noi esseri umani.
Un tema che negli ultimi anni è stato affrontato non solamente da musicisti e da letterati, ma soprattutto da drammaturghi, sceneggiatori e registi. Basti pensare ai due film usciti di recente, ovvero a Ex Machina di Alex Garland e a Her di Spike Jonze, che in pochissimo tempo hanno riscosso un notevole successo, oltre ad aver ricevuto innumerevoli critiche da parte degli spettatori.
Sappiate, miei cari lettori, che molto di quello che avete letto sui libri fantascientifici o visto nei film è già stato creato e sta gettando pian piano le basi per immettersi nella nostra quotidianità.

Mi sto riferendo a Roxxxy, il primo androide sessuale al mondo, inventata nel 2010 da Douglas Hines, ex-ingegnere nel campo dell’intelligenza artificiale ai Bell Labs, che la dotò di un’intelligenza artificiale avanzatissima e di una pelle sintetica simile al tatto a quella umana.  Questa bambola-robot è in grado di interagire con il suo proprietario/amante, che potrà scegliere tra cinque personalità diverse, oltre a definire il colore della pelle, dei capelli, degli occhi e soprattutto la taglia di reggiseno. L’unica cosa che non si può personalizzare a proprio piacimento è l’altezza di 1,70 m e il peso di 27 kg. In parole povere la True Companion, l’azienda americana produttrice del robot, vi sta proponendo una nuova bomba sexy in pelle sintetica e bulloni, leggera da portare in giro, che dice il necessario e che si presta a ogni vostra esigenza senza tanto lamentarsi.
Da non dimenticare che i geni della robotica, colti da un improvviso motto d’altruismo, hanno deciso anche di soddisfare i bisogni femminili con la creazione di appositi bamboloni, riforniti dell’occorente per rendervi felici e che soprattutto non chiedono di guardare la partita di calcio prima di far sesso. Insomma, accorrete ad acquistarli e sbrigatevi perché qui si sta parlando del sogno di ogni uomo e di ogni donna!
A parte le battute sugli stereotipi di genere scritte tanto per sdrammatizzare la notizia, vi volevo informare che un recente report statunitense del Pew Research Center intitolato AI, Robotics and the Future of Jobs ha riferito che «fare sesso con un automa» sarebbe destinato a diventare addirittura un luogo comune.
Il ricercatore Stowe Boyd ha infatti scritto che entro il 2025 i «partner sessuali robotizzati saranno all’ordine del giorno», anche se, con ogni probabilità, verranno considerati una «fonte di scherno». Sembra però che di fronte a questa ipotetica e futura forma di stigmatizzazione la popolazione anglosassone sia piuttosto immune. Del resto, a maggio del 2014, un sondaggio effettuato nel Regno Unito ha concluso che un intervistato su cinque ci “proverebbe” volentieri con un sexbot. E voi, di fronte a un accattivante androide, sareste tentati dal desiderio di provarlo?

C’è da sottolineare che gli inventori di Roxxxy la crearono principalmente per promuoverla come “automa da compagnia”, soprattutto per combattere la solitudine degli anziani e non solo. Ma diciamocelo: «In fondo, se cerchi di risolvere il problema della solitudine grazie a un androide, stai semplicemente evitando di farlo nel contesto giusto. È con gli esseri umani con cui dovresti farlo davvero, ovvero i tuoi amici, la famiglia e la comunità a cui appartieni».
Queste sono le fatidiche parole di Sherry Turkle, massima esponente tra gli antropologi del cyberspazio, che vennero pronunciate durante l’ultimo incontro dell’American Association For The Advancement Of Science per ricordare ai presenti che le carenze emotive umane difficilmente si colmano con dei robot. E ovviamente, come potevano aspettarselo, Roxxxy è stata declassata semplicemente a sexbot e rimpiazzata da altre nuove bambole sessuali, ancora più equipaggiate, che a breve verranno immesse nel mercato globale.

 

Valeria Pegoraro (Valérie Blueor)

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