L’Esu ti aiuta, ma non troppo

L’ESU è una delle istituzioni più importanti nella vita degli studenti dell’Università di Verona: gestisce la mensa, gli alloggi, offre numerosi sconti su eventi culturali e da un po’ di tempo aiuta anche dal lato psicologico; offre infatti un aiuto a tutti coloro che ne avessero bisogno, ben sapendo quanto lo stress universitario possa influire sulla sanità mentale dei poveri studenti sotto sessione. Chi del resto non ha mai pensato di mollare tutto per darsi all’allevamento di conigli nani pur di non doversi presentare per la quarta volta allo stesso esame?

Il servizio di supporto psicologico c’è; è un peccato che non riesca veramente a seguire gli studenti. Le intenzioni sono buone, ma rasenta la fantascienza pensare che per aiutare uno studente che sta attraversando un momento di crisi basti solamente un incontro di un’ora al mese. Questo servizio è importantissimo per molti, soprattutto per coloro che non hanno le disponibilità economiche per uno psicologo privato e che quindi si ritrovano senza alternative per affrontare situazioni spesso drammatiche.

La situazione è ancora più preoccupante se si prendono in considerazione i dati del rapporto annuale del Center for Collegiate Mental Health della University Park, in Pennsylvania: quasi uno studente su cinque soffre di un disturbo mentale, principalmente ansia o depressione.

Se va bene, gli appuntamenti vengono fissati a un mese di distanza, con un’unica psicologa che gestisce oltre quaranta casi; se va male e non si trova una data disponibile, l’incontro può slittare anche di settimane. È come dire: «Ti aiuto, ma non troppo». Inoltre, dopo un periodo di tempo di circa sei mesi, ovvero sei incontri, se il problema non è considerato abbastanza grave, si è gentilmente invitati a non prendere più appuntamento, per lasciare posto ad altri.

Questo tipo di iniziativa è fondamentale per la vita studentesca moderna, i cui tempi frenetici e pressioni costanti possono spingere al limite la salute psicologica degli studenti. C’è poi ancora un grande stigma verso coloro che chiedono aiuto psicologico; questo spinge le persone a nascondersi, a vergognarsi dei propri problemi e a nasconderli invece di risolverli.

Proprio per questo si dovrebbe migliorare l’iniziativa dell’ESU. Al momento è disponibile solo la mattina tre giorni a settimana, dalle 9:30 fino alle 12:30, un tempo ridicolo se si considera la mole di lavoro necessaria per seguire gli studenti bisognosi di aiuto.

Ora come ora questo sportello può aiutare davvero soltanto le persone con problemi leggeri, lasciando da solo chi ne ha veramente bisogno e non si può permettere di aspettare mesi per ricevere un’ora di aiuto.
È da qualche anno ormai che la situazione va avanti e non ci sono segni (visibili) di cambiamento, nonostante gli studenti bisognosi ci siano, e continueranno a esserci. Questa situazione non fa altro che aumentare i disagi di chi sta cercando di uscire da un momento difficile, rendendo di fatto il servizio un disservizio.

Silvia Pegurri

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