iN’s

Ogni studente universitario che si rispetti ha avuto a che fare almeno una volta con una tipologia particolare di supermercato: il discount. Tra tasse universitarie, libri, affitto per i fuori sede, biglietti del treno per tornare a casa e aperitivi per festeggiare qualunque ricorrenza rimane ben poco per fare la spesa.

D’altronde è risaputo che gli studenti sono squattrinati per definizione, tanto che i Goliardi non si permettono nemmeno di questuare loro. Eppure per sopravvivere è necessario avere qualcosa in frigo. «Si dovrà pur mangiare qualcosa!», riecheggia in lontananza la voce della nonna. La soluzione sta proprio nei prodotti economici offerti dai discount, che sacrificano la qualità per il prezzo. Ma è un compromesso accettabile per uno studente universitario, avvalorato soprattutto dal fatto che non ci sono state ancora morti confermate a riguardo.
Per lo studente dell’UNIVR invece, specialmente se residente nel quartiere di Veronetta, non ci sono alternative: per avere un supermercato decente è costretto a scarpinare fino a piazza Bra e ritorno con le borse pesanti… che ora sono pure biodegradabili e si rompono per strada, per la gioia di tutti i santi chiamati in causa.
Quindi l’unica soluzione per sopravvivere si rivela essere punk, e risiede nel discount più infimo della città: l’iN’s!
Pelle d’oca e brividi seguono al rimbombo di queste poche lettere accostate casualmente, e nemmeno la presentazione grafica, con quella maiuscola messa a sproposito, riesce a fermare questo stato di orripilazione. A peggiorare la situazione, c’è il numero civico: 81 di Via XX Settembre. Panico. Paura!
Quando ero ancora una matricola spaesata mi avevano raccontato le storie più macabre, roba che più ci si inoltrava per quella via e più si era fortunati a non svegliarsi freddi, e andava bene trovarsi con un rene solo e il culo sfondato. Ma avevo pochi soldi. Così, spinta dalla fame, ho messo da parte il terrorismo psicologico e ho ripiegato sull’iN’s, camminando raso muro per tutta la strada e con una forbice dalla punta arrotondata in tasca. Non si sa mai. E poi Tonio Cartonio avrebbe voluto così. Appena arrivata cerco familiarità tra i nomi più conosciuti, ma ci sono solo sotto marche che si difendono auto etichettandosi deluxe, premiere e prima scelta.
Riempio il cestino con il meno peggio che trovo, ma è comunque difficile. Mi arrendo, e scaravento le Gocciole tarocche nel cestino, il cui primo ingrediente è il signor Olio di Palma. Zampetto cauta verso le casse, incrociando un tossico e rischiando un frontale nelle tettone di una signora di colore. Pago tutto pochissimo, mi avanzano pure i soldi per le sigarette, torno a casa che sembro un cammello da quante buste ho, la roba non mi sta in frigo e riesco a mangiare per una settimana.
Ma soprattutto ho ancora entrambi i reni e il culo è a posto.
L’ignoranza e la suggestione hanno fomentato fortemente tutto questo immaginario apocalittico, rendendolo più catastrofico del dovuto.
Ci sono tornata spesso all’iN’s, ho scoperto pure che c’è chi ci va sempre, il tossico addirittura ci vive, ho fatto amicizia con i commessi e la signora africana che mi ha insegnato a fare il cous cous.
Dovrebbero proclamarlo capitale della cultura e dell’integrazione sociale, l’iN’s, tanto denigrato quanto indispensabile.
La verità è che i posti dove andiamo determinano chi siamo.
E siamo dei disadattati che hanno voglia di crescere e migliorare. Sapevatelo.
E se non volete accettarlo, beveteci su, che per 1,99€ ci sono due litri di ottimo Frizzantino.

Lara Romeo

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