Dieci validi motivi per odiare il periodo natalizio

A Natale siamo tutti più buoni un cazzo: è estremamente facile lasciarsi pervadere dal buonismo delle festività e sentirsi tutti omologati da un finto senso d’affetto nei confronti del prossimo. Se sei Madre Teresa di Calcutta, lo sei tutto l’anno, non solo quando ti fomentano la pubblicità e i soliti film di ricorrenza.
Questo articolo sta sul lato oscuro della luna, insieme ai campanacci dei Krampus (strizzata d’occhio agli altoatesini), i peli verdi del Grinch e lodio dei Bluvertigo.
E bravo chi capisce se è scritto con una i maiuscola o con la l minuscola.

1. Il freddo
Faccio parte di quella categoria di persone che vorrebbero vivere in un atollo dalla sabbia bianca completamente nudi, con la sola eccezione di due paia di mutande: uno da indossare e l’altro steso ad asciugare. Sopravvivenza minimale, non c’è bisogno d’altro.
Il freddo mi paralizza, mi entra nelle ossa, mi fa ammalare, mi costringe a goffi strati di maglioni fino ad avere l’agilità dell’omino Michelin. Come se non bastasse, il naso gocciola perennemente ed è tutto rosso come quello di Rudolf.
Se lo schiacci si illumina pure a intermittenza.

2. La neve
Direttamente collegato al punto 1, questo fenomeno atmosferico è piacevole in montagna chiusi in casa davanti al fuoco a sorseggiare cioccolata calda. Come a dire che sono tutti froci col culo degli altri.
E la neve, quando il culo è tuo e vivi in città, diventa nera per lo smog, ci pisciano i cani lasciando disgustosi cerchi gialli, e il giorno dopo è già diventata una micidiale fanghiglia scivolosa.
Dimmi ancora che ti piace la neve, stronz*.

3. I regali
Mi è sempre piaciuto fare regali, soprattutto alle persone a cui voglio bene. Negli ultimi anni però non voglio più bene a nessuno, e sono giunta alla conclusione che bisognerebbe abolire questa tradizione meschina. I regali non sono mai disinteressati, hanno sempre un valore (economico o affettivo che sia) e ci si aspetta sempre qualcosa in cambio. Quando poi, dopo tanto faticare per trovare il regalo adatto, dall’altra parte questo in cambio consiste in cinque stronzissimi euro accompagnati da un pigro e indifferente: “Prenditi quello che vuoi”, ti resta il veleno fino all’anno nuovo.
Con cinque euro non ci compro più neanche le sigarette, razza di troglodita!

4. L’ipocrisia
Viene da sé.

5. Le decorazioni
Sono ipocrite pure queste, sembrano zombies che riemergono dalle cantine dopo essere stati lì sepolti per tutto l’anno.
Le peggiori sono le luci appese fuori dai balconi, con qualche lampadina tristemente fulminata, che accompagnano quei pupazzoni grotteschi di Babbo Natale che si arrampica su per la scala a pioli. Auguro violente bufere di neve fino a farli svolare via.
Il bambino dello Zecchino d’Oro più famoso di Vicensa mi odierà; per sua fortuna non c’ho messo dentro anche i sassi.

6. Il pranzo/cena coi parenti
C’è davvero bisogno di una descrizione?
La famiglia del Mulino Bianco non esiste.

7. Lo spreco
Spreco di carta da regalo, di scotch, di plastica, di nastrini, spreco di cibo, spreco di zucchero, spreco di fegato, spreco di tempo, spreco di parole, di fiato, di bile, spreco di soldi, spreco di calore, consumi, bollette, il surriscaldamento climatico, il riciclo, la fame nel mondo e i bambini che muoiono.
Ora potete dormire sonni tranquilli.

8. Capodanno
O meglio ancora, “Cosa fai a capodanno?”

9. Non entrare più nei pantaloni
Ti ricordi quei Levi’s bellissimi e super aderenti che hai comprato con i saldi estivi? Sì? Beh era meglio di no, perché dopo il punto 6 non ci entrerai più: finché non riprenderai una forma umana vivrai con i pantaloni di tua madre quand’era incinta e con continui crolli di autostima. E non prendiamoci in giro: in palestra non ci andavi neanche prima, figuriamoci ora.

10. I sensi di colpa
Direttamente collegato al punto precedente e al punto 6, questa sensazione sarà una fedele compagna fin dall’esatto momento in cui vi alzerete da tavola. Sempre che ci riusciate.
Però oh, il cotechino era bono.

Lara Romeo

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