I mille volti di un finale quasi perf…buono

Mi tocca, ahimè, il pesante onere di parlarvi del finale di stagione, anzi, del finale finale del Trono di Spade. Ora non partite con il “gLi SpOilEr” perché se non l’avete ancora vista vuol dire che non vi interessa.

Dunque, premesso che sicuramente le aspettative su questo finale erano no alte, altissime; considerando che il Trono di Spade è la serie tv più importante della sua generazione e che l’ultima stagione ha fatto un po’ cacare, ammetto che questo finale mi è tutto sommato piaciuto. Passiamo in rassegna i vari momenti.

Il Post-grigliata

Come ogni post-grigliata che si rispetti, il tutto si è fatto pesante in fretta. Il Brioschi può fare poco. La tensione è altissima e si discende presto nelle lacrime. Nonostante la morte di Cersei sia stata una grande occasione buttata via per una morte epica per un personaggio fondamentale, la scoperta dei corpi da parte di Tyrion sicuramente mi ha mosso interiormente. Nonostante tutto l’odio che il personaggio di Cersei si è tirata addosso, vederla così pateticamente riversa nelle macerie mi ha lasciato ben più dell’amaro in bocca. Storia diversa per Jaime, la cui morte in questo modo era prevedibile e quasi augurabile. Ben descrive Brienne quando, nelle memorie della Guardia Reale, scrive che è morto proteggendo la sua regina, e suo unico vero amore.

La guerra infinita

Ci spostiamo quindi alla proclamazione del potere di Daenerys. Grandi sceneggiature, parole imponenti per porre la beneamata parola FINE a tutta questa violenza…e invece col caz*o, questa vuole “liberare” tutto il mondo, da Lannisport a Qarth. Nelle note che ho preso durante la puntata, qui si legge “Daenerys è smattata di brutto”. Non so cosa smattare voglia dire, ma sicuramente non è buono. Dany si rivela alla fine per la pazza psicopatica che sapevamo esistere da qualche parte. È indubbio che questa sia una mossa arbitraria degli scrittori, che per sei stagioni ci hanno propinato una Daenerys buona e magnanima e solo nelle ultime due hanno modificato il suo personaggio per farlo diventare cattivo e, in qualche modo, giustificare le azioni che ne seguono.

Il “colpo di scena”

Messo tra virgolette perché, siamo onesti, sapevamo tutti che sarebbe finita così. Non ci servono le profezie di qualche scriteriata in una palude per prevedere che Dany avrebbe fatto una brutta fine; il mistero restava sul come. Jon era la scelta chiara e lampante. In un momento di grande pathos, nella sala del trono di spade da lei tanto agognato e senza aver avuto, ironicamente, l’occasione di sedercisi sopra, Daenerys viene pugnalata al cuore. Mi sarei aspettato qualche tipo di reazione, un urlo di vendetta, di rabbia…cosa mi hanno dato gli autori? Uno sguardo di sconfitta. Questo non è il drago che ha cavalcato il grande Mare d’erba. Rotte le uova, fatta la frittata. Drogon incazzato e forse drogato, fonde il trono di spade, quando avrebbe dovuto ammazzare Jon. Sempre e comunque un bel aneddoto per segnare la fine della serie e della ricerca del potere del trono. Almeno un cerchio sono riusciti a chiuderlo.

E mo’ che si fa?

Sembrano essere passate un paio di settimane dal fattaccio, quando i lord e le lady dei Sette Regni si ritrovano nella Fossa dei Draghi per capire che minchia fare adesso. Un povero cristo di cui non sappiamo neanche il nome non fa in tempo a proporsi come prossimo re che Sansa, da brava cazzuta donna quale è, lo mette a tacere senza troppi complimenti. Qui accade il vero colpo di scena del finale. Tyrion propone Bran, che diventa re senza fiatare. Con un colpo di mano, Sansa rende definitivamente indipendente il Nord. Al grido di Regina del Nord mi sono commosso. Una conclusione più che meritata per un personaggio la cui evoluzione porta inevitabilmente all’indipendenza. Terribile invece la fine che viene fatta fare a Jon, il cui unico risvolto positivo è l’aver riabbracciato Spettro (li’ mortacci tua Snow per non averlo fatto prima). Poco senso ha il farlo andare oltre la Barriera, manco fosse un Mosè della neve. Nello stile del personaggio è invece il destino di Arya. Avventurosa e senza troppi problemi, prende e salpa per l’ovest, dove tutte le mappe finiscono. Non so voi, ma io sento gridare spin-off da tutti i boccaporti.

Tiriamo le fila

Finale tutto sommato gradevole, che pone fine alle guerre di potere per un trono che ormai non esiste più. Tutti i personaggi secondari più amati si sono in qualche modo salvati: Brienne e Podrick alla Guardia Reale, Sam che diventa finalmente un Gran Maestro, Bronn alle finanze e Ser Davos alla marina. Tyrion come Primo Cavaliere a guidarli. Si fa prima a fare un Concilio Ristretto che un governo. Se c’è qualcosa che questo finale mi ha insegnato è che comunque vadano le cose, i Sette Dei sono sempre pronti a svoltare la situazione in modi inaspettati, ma soprattutto che non sarà il senso della giustizia, del potere e della conquista dei grandi personaggi carismatici a ricostruire il mondo e a “rompere la ruota”, bensì saranno gli ultimi: uno storpio, un nano, uno senza le dita della mano sinistra e chi più ne ha, più ne metta. L’ultima nota che ho messo sul mio quaderno recita così:

“The best ruler is the one that do not desire to be one”

Luca Ortolani

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