Lettera aperta all’Esu di Verona

Gentile dottor Bertaiola,

Sono Silvia Corbu e negli ultimi tre anni ho vissuto nelle residenze offerte dall’ESU di Verona. Scrivo in merito al bando per l’assegnazione dei posti di alloggio per l’anno 2019/2020. Dal regolamento del bando emergono tutta una serie di problematiche che mi propongo di affrontare punto per punto in queste righe.

La prima criticità si palesa nel punto numero 4 del vostro bando. Il classismo evidente nella scelta di mettere a disposizione solo le residenze peggiori non si coniuga bene con lo scopo dell’azienda, che si professa “a favore degli studenti”. Lasciare le residenze di via Seminario e di Corte Maddalene ad uso esclusivo degli studenti con maggiore disponibilità economica, dall’azienda definiti come “senza requisiti”, dà adito ad una vera e propria ghettizzazione degli studenti con reddito inferiore, attuando una discriminazione che va contro i principi della Costituzione italiana. Avendo passato tre anni nell’appartamento peggiore che avete a disposizione, condiviso con altre 12 persone, in una struttura fatiscente e inadeguata per essere abitata da esseri umani, fredda in inverno e calda in estate, so perfettamente di cosa parlo quando dico che le residenze del bando sono il peggio che questa azienda possa offrire.

La seconda problematica, sicuramente non meno seria, riguarda invece le modalità di pagamento esplicitate nel punto 17 del vostro bando. Dalla tabella fornita si evince che l’azienda da quest’anno pretende un pagamento anticipato non solo della caparra (che è stata la ragionevole richiesta degli anni precedenti) ma di due mensilità più tutte quelle che precedono l’assegnazione della borsa di studio regionale. Al tutto ovviamente si deve aggiungere il pagamento della prima rata delle tasse universitarie, requisito indispensabile per essere considerati studenti e, di conseguenza, per avere diritto alla casa. Dal momento che l’azienda ha accesso ai dati sul mio reddito dovrebbe essere perfettamente consapevole che una spesa di tale entità è insostenibile tanto per la mia famiglia, tanto per quelle di tutti gli studenti che, come me, rientrano nei requisiti di reddito necessari per fare domanda per una casa dello studente. Lucrare sulle spalle dei più poveri non solo è indice di scarsa moralità, ma viola anche un diritto inalienabile dei cittadini di questa nazione.

Da cittadina della Repubblica Italiana, risulto tutelata dall’articolo 34 della Costituzione che recita “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

In che modo l’ESU di Verona tutela questo mio diritto se pretende un pagamento anticipato di cinque mensilità prima che mi venga assegnata la borsa di studio? Con che coraggio vi professate un ente per il diritto allo studio universitario se poi tagliate le gambe a tutti coloro che non possono pagarvi di più?

I tempi dell’Università della casta sono finiti: l’Università moderna è un’istituzione pubblica accessibile a tutti e tale deve rimanere. Le discriminazioni su base reddituale, oltre ad essere moralmente inaccettabili, sono anche incostituzionali, ragion per cui chiedo che venga rivisto l’intero bando e che venga adattato a tutti quei principi che l’ESU dovrebbe portare avanti.

L’unica risultante possibile da questa presa di posizione dell’Ente sarà la rinuncia agli studi di decine di studenti che, come me, migreranno verso atenei che garantiscono effettivamente il diritto allo studio universitario e che forniscono davvero le agevolazioni che pubblicizzano ai loro studenti.

Silvia Corbu

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