Scusi, ma lei è webete?

Inchiesta alla scoperta degli angoli bui del web italiano

                   «[Technology] is a really almost totally reliable mechanism to gauge whether you are on this side or that side of a generational divide»

Con queste poche sagge parole, Katya Zamolodchikova riassume, nel ventiquattresimo episodio della web serie UNHhhh, cosa significa invecchiare e come capirlo. È quindi maledettamente imbarazzante vedere come i nostri cari non-più-così-giovani concittadini si ostinino a non capire di essere ormai, come dire, acqua passata.

L’età anagrafica in tutto questo non conta. Come ci ricorda Trixie Mattel, nello stesso episodio sopra citato, è come proiettiamo noi stessi che fa enormemente la differenza. Se una persona spende tempo ed energie per comprendere il funzionamento di qualcosa di tecnologicamente nuovo e rimane aperto alle novità, allora sarà difficile poterlo considerare una “persona vecchia”. Ovviamente questo non succede così spesso quanto sarebbe augurabile.

Ora come ora, gli ingredienti per il disastro ci sono tutti: nuove potenti tecnologie accessibili a chiunque e persone senza la necessaria flessibilità mentale per poterle utilizzare decentemente. Il risultato? I cinquantenni sul web. Dio ce ne scampi e liberi, sono divertenti quando li si prende in giro, ma quando si ha a che fare con loro nella vita reale… be’, tenetevi forte al bordo dei vostri calzini.

Ho condotto un’attenta inchiesta giornalistica su vari social network per comprendere al meglio questo famoso, ma poco conosciuto fenomeno. Eccovi quindi una breve lista dei tipi di disagiati sul web, immediatamente riconoscibili. L’incubo e lo spasso di molti admin, il tormento dei camerieri in bar e ristoranti, i temutissimi webeti possono nascondersi anche in casa vostra.

L’urlatore

Un classico. Il progenitore di tutti i disagi del web, l’origine di ogni male che corre su internet. I suoi tratti specifici sono quelli di SCRIVERE SEMPRE IN CAPS LOCK, con la spiacevole conseguenza di doverlo leggere urlando mentalmente. Le sue caratteristiche si ritrovano sparse in quasi ogni altra categoria, rilevando la correlazione genetica e l’evoluzione che anche i disagi sul web subiscono (scacco matto, creazionisti!).

Il complottaro

Vive e si nutre di fake news e paura. Va sempre in giro con un ombrello, anche se c’è il sole, perché quest’ultimo è in realtà una lampada gigante posizionata dai retti-pesciani venuti da Venere con l’obiettivo di renderci tutti asserviti al potere degli Illuminati. Devo aggiungere altro? No perché è tutto secretato dai servizi segreti. Gli piace sperimentare e si costringe spesso a diete assurde (looking at you, respiriani).

Il bufalaro

Si comporta come il complottaro, ma non ha la fantasia per creare teorie originali, quindi ne crea attraverso un meticoloso lavoro di patchwork. La cosa lo fa sentire intelligente, vedendo collegamenti tra i vaccini e i crateri sulla Luna che nessuno aveva visto prima. Ciò è possibile perché tutti gli altri sono ovviamente CECHI CON I PARAOCCHI (notare l’errore grammaticale). Passa il suo tempo libero su siti come autentico.info, noncielodicono.bop e laveritàunasola.azz. Per qualche buona risata e un occhio più approfondito su questa interessantissima categoria di webeti, la pagina Perle Complottare è quello che cercate.

Il politicante

Condivide alcuni tratti con il bufalaro, ma gli piace concentrarsi sul campo politico, dove non esistono davvero regole. Tutto è lecito in amore e in politica, e a quanto pare lo sono anche omofobia, misoginia, razzismo, disprezzo per i deboli e i malati, odio versi gli intellettuali o chiunque abbia qualcosa in contrario da dire. È stato davvero straordinario vedere come in un solo colpo si possano mettere insieme teorie del complotto e venire a patti con il fatto di essere delle persone di merda in una società aperta e pluralista. Ecco quindi che la lobby della gay-stapo è pagata da quel sionista di Soros per dar da mangiare quanti più bambini possibile ai comunisti trans. Roba che Tolkien levati proprio. I contenuti della pagina Facebook CLUB LUIGI DI MAIO sono esplicativi se volete studiare questo fenomeno (sì, il nome del gruppo è scritto in caps lock; l’ironia eh?).

La mamma pancina

Esempio di isolamento evoluzionistico in campo di web, le mamme pancine non hanno tratti in comune con altri webeti. Sono una categoria completamente a sé stante, sebbene tra loro vi siano spesso nascoste le complottare no-vax, che rientrano appunto nella categoria sopra citata. Non sono volgari, non usano il caps lock, sono anzi spesso molto educate tra loro. Hanno solo due nemici contro cui si scagliano ferocemente: gli uomini che non fanno quello che dicono e le “professorine laureate in lettere” che osano criticare il loro essere madri. Sia mai! Sempre perfette, amorevoli, soffocanti, sembrano uscite da una chiesa puritana del Massachusetts settecentesco. Basta la parola ‘cazzo’ per farle svenire tutte. Non hanno visto l’educazione sessuale nemmeno con il binocolo e si scandalizzano se provano a proporla ai loro “piccoli ovetti” che hanno ormai 15 anni (e che probabilmente hanno provato più orgasmi di loro, ma questo non ditelo in giro). Alcune parole sembrano avere un particolare effetto: “pene” improvvisamente diventa “coso” o “traversa di sedia”; “ciclo” è “giorni della luna rossa” (manco fosse un film di Tarantino) e chi più ne ha, più ne metta. Se volete approfondire, Il Signor Distruggere è in assoluto l’esperto che dovete consultare.

Queste categorie sono ovviamente solo delle linee generali; il mondo di internet è infinitamente vasto e infinitamente pieno di idiozie e idioti pronti a rincorrerle. Seguite quindi la vostra curiosità: vi invito a esplorare, ridere e deridere le persone che se lo meritano e, per favore, la prima volta che pensate che qualcosa di nuovo non abbia senso, sia stupido e disgustoso e non volete impegnarvi a studiarlo a fondo prima di giudicare, pensate che è solo il primo passo verso l’abisso. «Stay hungry, stay foolish», ma sul serio eh.

Luca Ortolani

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